Covid, Ippolito: "Natale prudente o terza ondata a gennaio"

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"Prima di tutto dobbiamo ancora capire se si sta raffreddando la seconda ondata" di Covid-19. "Ma a gennaio dovremo comunque fare attenzione alla terza. Successe anche con la Spagnola, le ondate furono tre. E dobbiamo evitare a Natale e a Capodanno di commettere gli stessi errori dell'estate". Invita alla prudenza il direttore scientifico dell'Istituto nazionale di malattie infettive 'Lazzaro Spallanzani' di Roma Giuseppe Ippolito, componente del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza coronavirus. "Entro primavera partirà l'operazione per proteggere gli italiani con i vaccini" e "arriveranno i monoclonali - spiega in un'intervista a 'Il Messaggero' - Ecco, non possiamo essere imprudenti: proprio all'inizio dell'anno prossimo potremo iniziare a controllare la pandemia".

La decelerazione della curva dei contagi che si osserva in queste ore "non è un liberi tutti", ammonisce Ippolito. "Ricordiamoci sempre che l'andamento dell'epidemia nelle regioni viene misurato con 21 indicatori che definiscono l'inserimento in una delle tre fasce. Si vanno a valutare tre 'pacchetti' di numeri: la capacità di monitorare, di accertare le infezioni e indagare i contatti, la tenuta sanitaria negli ospedali. Il sistema fa sì che ogni settimana, sulla base dei numeri elaborati dalla cabina di regia, si assegnino le fasce di rischio alle regioni. Dobbiamo aspettarci dei cambiamenti, è nella logica del meccanismo. Ma per capire se siamo sulla strada giusta bisogna attendere altre 2 settimane - precisa l'esperto - Invece, per vedere effetti su un allentamento del peso sulle terapie intensive, è necessario aspettare fino all'8 dicembre".

Per Ippolito "è indubbio: a Natale e Capodanno dobbiamo mantenere misure di contenimento dell'epidemia, dobbiamo evitare viaggi, feste e grandi riunioni familiari. Si tratta di un sacrificio, ma pensiamo che a Natale 2021 potremo tornare a festeggiare. I benefici di vaccini, anticorpi monoclonali e nuovi farmaci li vedremo già in primavera", anche se "concordo con Fauci: per tornare alla normalità servirà tutto il 2021". Ma l'eventuale terza ondata di Covid può coincidere con il picco dell'influenza? "Possibile - risponde il medico - però i dati che ci arrivano dal Sud America, penso all'Argentina, sono incoraggianti: le cautela che stiamo usando contro il coronavirus, come le mascherine, hanno ridotto drasticamente anche la diffusione dell'influenza".

"Dobbiamo essere attenti e prudenti", invita dunque Ippolito, "ma non dobbiamo cadere nel panico. La maggior parte dei pazienti giovani con sintomi guarisce da questa malattia", ricorda. "E tra chi finisce in terapia intensiva, secondo uno studio internazionale, la percentuale dei decessi è molto alta solo dopo una certa età: il 71,3% tra 61 e 70 anni, il 77,1 tra 71 e 80, l'84,4 oltre gli 80. Sgombriamo inoltre il campo da notizie che girano: non sono state rilevate mutazioni del virus tali da farci affermare che ci possono essere conseguenze dal punto di vista diagnostico e terapeutico o che incideranno sull'efficacia del vaccino".

Ma come siamo arrivati a una seconda ondata tanto aggressiva? "Tutti coloro che hanno esperienza di malattie infettive si aspettavano una seconda ondata. Purtroppo - osserva l'esperto - dopo un'estate caratterizzata dalle criticità di certi comportamenti, è avvenuto ciò che avvenne per la seconda ondata della Spagnola che fu associata a spostamenti e comportamenti. Oggi abbiamo l'esigenza di far arrivare in ospedale solo chi ne ha veramente bisogno. Ma la risposta della medicina di territorio è risultata carente: molti pazienti ci raccontano che è impossibile essere visitati dal medico di famiglia e che preferiscono andare in pronto soccorso con la conseguenza di affollamenti e ritardi".

"Sia chiaro - tiene a puntualizzare Ippolito - conosco tanti medici di base che fanno il massimo e altri che, come i colleghi ospedalieri, sono più spesso in Tv che in reparto. Però il sistema dei medici di famiglia va profondamente riorganizzato. C'è chi ha 1.500 pazienti, e quando può visitarli a casa in un momento come questo in cui i casi di febbre sono tanti? Certi studi sono piccoli e pieni di gente, come si garantisce la sicu-rezza? Dobbiamo ripensare il sistema della medicina di base".