Covid, Ispi: isolando gli over-80 si dimezzerebbe la mortalità

Mpd
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Roma, 30 ott. (askanews) - "Sarebbe sufficiente isolare gli ultra-ottantenni per dimezzare o quasi la mortalità diretta del virus. Se poi riuscissimo a isolare efficacemente gli ultra-sessantenni, la mortalità scenderebbe allo 0,07%, circa dieci volte inferiore, equivalente a 43.000 persone. Di fatto, si tratterebbe di un numero di decessi annui inferiore all'eccesso di mortalità fatto registrare tra marzo e maggio in Italia nel corso della prima ondata (circa 49.000 persone), malgrado l'attesa infezione di 29 milioni di italiani (ovvero il 70% degli italiani nella fascia d'età 0-59 anni), che sarebbero circa il decuplo rispetto ai 2,5-3 milioni di infetti plausibili nel corso della prima ondata". E' quanto evidenzia uno studio dell'Ispi-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale che sottolinea come, in questo modo "anche in uno scenario di diffusa circolazione virale nella popolazione più giovane, si scenderebbe da un eccesso di mortalità diretta per Covid-19 di 460.000 persone senza isolamento, a 120.000 (-74%) se si isolassero gli ultra-settantenni e a 43.000 (-91%) se si isolassero gli ultra-sessantenni. È come dire che la mortalità totale nel corso di un anno solare in Italia aumenterebbe del 71% senza isolamento, ma solo del 18% con isolamento degli over-70, e appena del 7% con isolamento degli over-60". Secondo lo studio, "checché ne dicano modelli matematici che la situerebbero su valori ben più bassi", la percentuale di contagi si aggirerebbe "intorno al 70% della popolazione: nel caso italiano, ciò implicherebbe circa 42 milioni di contagiati e tra i 430.000 e i 700.000 decessi in più per il solo obiettivo di rallentare la circolazione virale. Un numero di decessi simile sarebbe equivalente ad attendersi tra il 65% e il 110% di decessi in più rispetto a un anno-tipo (nel 2019 i decessi in Italia sono stati 647.000, ovvero circa l'1,1% della popolazione). Decisamente troppi. Senza contare la pressione sul nostro sistema sanitario: è probabile che le persone che necessiterebbero di cure in terapia intensiva sarebbero circa 110.000. Infine, purtroppo, è probabile che neanche in quel caso il virus rallenterebbe a lungo". "Dal punto di vista economico - evidenzia la ricerca - un lockdown selettivo per fasce d'età permetterebbe di evitare i contraccolpi più severi. In Italia nel 2019 la forza lavoro era composta da 25,9 milioni di persone. Di queste, 2,3 milioni (il 9% della forza lavoro) erano ultra-sessantenni. Salendo di soli cinque anni, i lavoratori ultra-sessantacinquenni si riducono già a circa 600.000 persone (il 2,4% del totale), mentre se considerassimo solo gli ultra-settantenni ci fermeremmo a circa 130.000 (lo 0,5% del totale). Oltretutto, per una certa fetta di queste persone isolamento non deve necessariamente significare assenza di lavoro, perché rimarrebbe disponibile l'opzione del remote working (che sarebbe comunque cruciale estendere il più possibile all'intera forza lavoro)". Per questo, evidenzia l'Ispi, "l'isolamento selettivo delle fasce di popolazione più a rischio" può essere "una strategia per ritardare il più possibile il momento in cui si dovesse rendere necessario un nuovo provvedimento restrittivo e tragico del calibro di un lockdown e, allo stesso tempo, si volesse contenere significativamente la pressione sul sistema sanitario rispetto a uno scenario di status quo".