**Covid: Italexit invia diffida a capo Stato, 'dl approvato ieri in Cdm è incostituzionale'**

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Roma, 30 dic. (Adnkronos) – "In seguito all'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, nella seduta del 29 dicembre, di un nuovo decreto legge contenente 'misure urgenti per il contenimento della diffusione dell'epidemia Covid-19', i senatori di Italexit Gianluigi Paragone, Carlo Martelli e Mario Giarrusso hanno presentato una diffida a Sergio Mattarella nella quale chiedono che il suddetto decreto non sia controfirmato dal Capo dello Stato a causa della sua palese incostituzionalità". Si legge in una nota di Italexit.

"Tra le nuove misure introdotte vi sarebbe l'obbligo di essere muniti della certificazione verde COVID-19 “rafforzata” al fine di poter accedere a tutti i servizi di trasporto pubblico. La Risoluzione 2383/21 dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio D'Europa prevede che 'fino a quando non esisteranno prove scientifiche chiare e consolidate, potrebbe essere discriminatorio revocare le restrizioni per coloro che sono stati vaccinati mantenendole per coloro che non lo hanno fatto'. Questa discriminazione si concretizzerebbe pienamente nel Ddl in questione, in quanto tutte le categorie di persone, sane, non in possesso di un certificato di guarigione, né di un certificato di vaccinazione, requisiti non obbligatori a legislazione vigente, si troverebbero nell'impossibilità di spostarsi sul territorio nazionale".

"In particolare a essere discriminati sarebbero gli abitanti delle Regioni insulari e delle isole minori, che risulterebbero impossibilitati a raggiungere il continente. Inoltre verrebbe meno la possibilità per Senatori e Deputati di adempiere il proprio mandato parlamentare, a meno che non si uniformassero a ciò che, non essendo un obbligo di legge, si configurerebbe come arbitrio. Per questo Paragone, Martelli e Giarrusso diffidano la Presidenza della Repubblica dal firmare un decreto che non solo sarebbe discriminatorio e incostituzionale, oltre a violare regolamenti e risoluzioni sovraordinate rispetto all'ordinamento italiano, ma minerebbe direttamente lo Stato di diritto".

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