Covid Italia, Cts: "Nostro allarme non recepito, scene insopportabili"

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"Come cittadino non credo che alcune cose siano sopportabili", come le scene di vie, parchi o lungomari affollati nonostante l'emergenza Covid-19. "Io come cittadino sto limitando tutto quello che è superfluo nel mio quotidiano", e servirebbe da parte di tutti la responsabilità di fare lo stesso. E' il monito lanciato da Flavia Petrini, presidente Siaarti (Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva) e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) per la crisi coronavirus, intervenuta a 'Timeline' su Sky Tg24.

"Francamente mi ha stupito la scarsa partecipazione del pubblico a un grido di allarme che da tempo noi stavamo lanciando", sottolinea la specialista. E alla domanda se la gente va in giro perché i parchi e molti negozi sono aperti, Petrini risponde con un altro interrogativo: "Probabilmente questo è uno degli svantaggi delle democrazie? Non facciamoci questa domanda, cerchiamo di essere consapevoli. Noi abbiamo senso etico, lo deve avere anche il cittadino. E' una compartecipazione", esorta il medico che invita a non dimenticare chi soffre e muore.

"Ricordarsi delle immagini che si vedono, di pazienti che soffrono negli ospedali, che arrivano in terapia intensiva e ci rimangono per molte settimane con un'elevata probabilità di avere danni molto a lungo", secondo Petrini è "una lezione che avrebbe dovuto filtrare le nostre abitudini sociali. Il futuro sarà sostenibile solo se tutti lottiamo nella stessa direzione", avverte. "Il nostro sistema sanitario, che è pubblico, non è dilatabile all'infinito e quindi dobbiamo fare di tutto per preservare i vantaggi che abbiamo. Siamo un Paese democratico: godiamoci questa democrazia, ma non possiamo vedere queste scene", ribadisce l'esperta. Dal canto nostro "non ci siamo mai fermati, né come Cts né come Governo, nell'allertare la popolazione", precisa. "Vi posso assicurare - ripete Petrini - che come il Cts non ha mai smesso di lavorare nei mesi estivi, lo ha fatto anche il Governo e probabilmente tutte le Regioni, chiaramente con velocità diverse e ora con risultati che arriveranno in tempi diversi". Ma il problema è anche, come "spesso dico, che purtroppo più in fretta di così non si possono rimediare i problemi che il nostro sistema sanitario ha accumulato in 20 anni di restrizione dei finanziamenti, del turnover dei medici, senza dimenticare gli infermieri".