Covid Italia, Minelli: "No a ennesimo paralizzante lockdown"

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"Piuttosto che continuare a urlare 'al lupo al lupo', con allarmi che a intermittenza regolare vengono emanati da almeno 10 mesi da più di qualcuno dei controllori ufficiali della pandemia, sarebbe forse il caso di cominciare a verificare sul campo una loro reale capacità di agire. Invece siamo ancora puntualmente a registrare, più che mai mortificati, l'ennesimo paralizzante lockdown". Lo evidenzia all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata.

"Delle mutazioni del virus tutti oramai sappiamo tutto. Sappiamo che alcune varianti vengono attenzionate più particolarmente in quanto capaci di diffondersi molto velocemente, così conferendo al virus una maggiore capacità di infezione o, ancor peggio, una maggiore capacità di generare malattia - ricorda Minelli - Il motivo per cui alla variante rilevata nel Regno Unito sia stato dato il nome di 'inglese', discende dalle prassi efficacemente attive in quel Paese di realizzare un’opportuna e puntuale sorveglianza epidemiologica su base genomica. Cosa che, per esempio, manca in Italia, laddove mai e poi mai potrebbe essere individuata una pur vagheggiata variante 'italiana', semplicemente per il fatto che, in Italia, quella sorveglianza non la si fa, ciò che evidentemente non permette di dettagliare in tempo reale i virus circolanti nel Paese".

"E allora chi ci assicura che la nuova forte impennata di casi verificatasi in Lombardia nello scorso mese di novembre altro non sia stata se non la conseguenza di una mutazione avvenuta in una regione del nostro Paese che, differentemente da quello inglese, non ha mai attivato una sorveglianza genomica capace di registrare, in tempo reale, l’oggettiva identità e pericolosità del 'nemico' in 'patria'? - si chiede Minelli - E mi chiedo ancora: piuttosto che continuare a combattere passivamente ed in perenne ritirata un nemico nei confronti del quale in tempo di record è stato perfino prodotto un antidoto (peraltro malamente distribuito visto che le fasce più deboli della popolazione risultano in grandissima parte ancora non protette) non sarebbe stato meglio spendere le energie ad organizzare un’offensiva mirata, piuttosto che continuare ad invocare pavidamente un lockdown mortale per un Paese che langue?".

"Gli scienziati non fanno il lavoro dei guardiani del faro. Semmai forniscono ai guardiani gli strumenti necessari per accendere il faro e proteggere la terra ferma dall’aggressore. Ad informare i cittadini di nuove eventuali regole – lo abbiamo ormai abbondantemente imparato – provvedono i decreti del presidente del consiglio dei Ministri. A fornire al consiglio dei Ministri gli strumenti più utili per prevenire e limitare il contagio, provvede il Comitato tecnico-scientifico - ricorda Minelli - A me pare che, da noi, i due organismi, per molti versi, si siano del tutto sovrapposti dicendo entrambi le stesse identiche cose. E questo, evidentemente, non va bene".

"Per non parlare poi dei risultati, pure da noi forniti in occasione di audizioni presso il ministero della Salute, di studi osservazionali che hanno evidenziato il preciso legame associativo tra i tassi d'incidenza della Covid-19 per provincia ed alcuni inquinanti ambientali relazionati ad altri importanti parametri quali l'indice di vecchiaia e la densità di popolazione - conclude l'immunologo - A quegli incontri nulla è seguito rispetto ad un contributo, pure oramai condiviso da diverse evidenze scientifiche, finalizzato ad individuare le potenzialità dei fattori di vulnerabilità e, dunque, a mitigare la diffusione della pandemia. Sarebbe stata comprensibile questa scarsa attenzione se, nel frattempo, altre iniziative fossero state intraprese per capire il fenomeno pandemia e la sua capricciosa distribuzione territoriale".