Covid, l’arcivescovo di Milano: non è andato tutto bene

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 24 dic. (askanews) - "L'ottimismo non va banalizzato. Dire 'andrà tutto bene' è come il grido di guerra con cui una squadra si infonde vigore psicologico. In realtà, sappiamo che non tutto è andato bene". E' l'opinione dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che in una lunga intervista al Corriere della Sera parla di Coronavirus, dei suoi effetti e degli scenari post-pandemia.

"Siamo così ossessivamente rivolti alla pandemia, alla situazione contingente, che non c'è più spazio per lo spirito", osserva Delpini chiamando in causa l'operato dei media: "Dico che c'è un modo di organizzare l'informazione che induce allarmismo. Il passaggio successivo è gettare discredito, alimentare malcontento, trovare colpevoli. Da qui il disprezzo per le istituzioni. E l'abolizione della buona notizia, scacciata da quella cattiva". Poi una riflessione sulla gestione politica della pandemia: "L'impressione è una sorta di pronto soccorso continuo. Non si dice 'andiamo avanti, abbiamo delle idee', si pensa solo a contenere l'alluvione". Stessa valutazione sull'operato dell'amministrazione regionale della Lombardia: "Anche loro hanno fatto quel che hanno potuto. Sempre in una logica emergenziale: questo numero dice così, e allora facciamo così. Forse era inevitabile, ma ci si è mossi troppo sulla spinta dell'emergenza. Occorre una prospettiva più ampia. Serve il pronto soccorso ma serve anche una visione".

Infine una riflessione sulla risposta di Milano: "E' un enorme cantiere di speranza. Ovunque vedo gente che si dà da fare per il bene; anche se la pandemia, con i morti e le limitazioni, sembra quasi stremare la città". E ancora: "Ammiro di Milano questo enorme cantiere della carità che non è solo volontariato, ma servizi sociali, ospedali, scuole. La città ne un giacimento di risorse. Mi auguro che tutto questi porti frutto".