Covid, l'allerta di Gimbe sulla variante Cerberus

Covid Gimbe Cerberus
Covid Gimbe Cerberus

Lo scenario della pandemia, nel corso di questi due anni e mezzo è progressivamente cambiato e pian piano, complice anche le vaccinazioni e un solido sistema di prevenzione, ha iniziato pian piano a fare meno paura.

Questo è ciò che ha portato il nuovo esecutivo Meloni, ad esempio a ridurre la frequenza del bollettino dei casi, passato da giornaliero a settimanale o ancora a sospendere fino al 30 giugno le multe per chi non ha rispettato l’obbligo vaccinale. Ed è così che la Fondazione Gimbe ha invitato tutti i Paesi a rimanere pronti perché presto potrebbe diffondersi la nuova variante Cerberus.

Covid, Gimbe mette in guardia sulla variante Cerberus.  Sulle mascherine: “Fondamentali per proteggere professionisti e operatori sanitari”

La fondazione Gimbe ha dedicato un particolare spazio all’importanza di indossare le mascherine negli ospedali e che sono state considerate fondamentali “sia per proteggere professionisti e operatori sanitari – evitando di decimare ulteriormente il personale con assenze per malattia – sia soprattutto per tutelare la salute dei pazienti, in particolare quelli anziani e fragili”.

Ha poi espresso parole critiche riguardo all’abolizione a livello nazionale dell’obbligo delle mascherine. A tale proposito ha osservato che “l’idea di abolire l’obbligo nazionale per poi reintrodurlo legittimamente a livello regionale o dei singoli ospedali e Rsa genererebbe disorientamento dei cittadini, contestazioni rispetto alle disposizioni adottate nelle singole strutture sanitarie e aumento delle tensioni con il personale sanitario”.

“Reintegro sanitari no vax lancia un messaggio antiscientifico”

Non ultimo la fondazione Gimbe, nella nota, ha puntato l’attenzione alla volontà del Governo di frenare l’obbligo vaccinale per il personale sanitario e il reintegro di chi non si è vaccinato dal 1° novembre. Cartabellotta ha dichiarato che “l’impatto in termini di percezione pubblica di questa sanatoria e delle relazioni con la stragrande maggioranza dei colleghi che si sono vaccinati per tutelare la salute dei pazienti e la propria, anche al fine di garantire la continuità di servizio”. 

Infine ha osservato: “Peraltro, al di là di una scelta individuale incompatibile con l’esercizio di una professione sanitaria, si tratta di persone che hanno spesso seminato disinformazione pubblica sui vaccini, elevandosi a “paladini” del popolo no-vax, a volte con evidenti obiettivi di affermazione politica individuale”.