Covid, l'appello a Mattarella del medico di famiglia prima di morire

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"Sono un medico di medicina generale che dal 24/10/2020 si è ammalato di Covid-19, sono stato ricoverato in ospedale dal 01/11/2020 al 28/11/2020 per una polmonite interstiziale bilaterale, nella mia stanza c'erano altri tre sanitari affetti dallo stesso problema". "Presidente, da lavoratore, da professionista, Le chiedo se è possibile che ad un operatore sanitario che si contagia di una malattia, perché opera contro tale malattia gli venga detto che il suo male non è da considerarsi infortunio sul lavoro, e, pertanto non ci sarà alcun risarcimento per i danni subiti. Non credo che questo sia giustizia per una categoria così esposta, e così poco tutelata da chi ne aveva il dovere". Scriveva così Mario Avano, medico di famiglia di Napoli, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, qualche giorno prima di morire di coronavirus.

Il medico, molto noto nel quartiere Barra del capoluogo campano dove aveva il suo studio, rivolgendosi ancora al Capo dello Stato, si diceva quindi "sicuro di un suo interessamento per modificare questa ingiustizia contro una categoria esposta a così alto rischio. La ringrazio da parte di tutti i cittadini che operano nel campo sanitario". A ricordare la lettera scritta dal collega Avano, è stato il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, nonché segretario nazionale della Federazione italiana dei Medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, sulla chat dei 106 presidenti degli Ordini territoriali.

Avano è morto mentre era in convalescenza dopo essere stato dimesso dal Cardarelli di Napoli. Il medico nella missiva inviata a Mattarella raccontava infatti come "le terapie effettuate presso l'ospedale" "da personale molto qualificato e soprattutto di una umanità che era in sintonia con le terapie, ci ha permesso di ritornare agli affetti familiari, alle nostre case pur con gli esiti di questa malattia così grave". Una malattia che però non ha risparmiato la sua vita.

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