Covid, l'esperta: "Lockdown preventivo funziona, può rallentare le varianti"

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"La lotta contro la pandemia è una maratona. Siamo ancora lontani dal traguardo perché la variante britannica e le altre hanno cambiato i giochi. Praticamente si ricomincia tutto da capo. Non dobbiamo però disperare, sull'altro piatto della bilancia abbiamo il vaccino". E' quanto sostiene in un'intervista alla Corriere della Sera Vittoria Colizza, fisica romana 43enne dal 2011 a Parigi, guida l'EPIcx Lab che studia i modelli delle epidemie e contribuisce a orientare le scelte del governo francese. Nell'ultima conferenza stampa del ministro della Sanità Olivier Véran, Colizza era accanto a lui in diretta tv per spiegare ai francesi che il coprifuoco, prima alle 20 poi alle 18, è riuscito a frenare la propagazione del virus 'storico'. Il problema però sono le varianti attuali, e quelle future.

"Sappiamo che il lockdown funziona - afferma - Nei Paesi che hanno avuto una fiammata epidemica e hanno chiuso, come il Regno Unito o il Portogallo, i casi ora stanno scendendo molto rapidamente. Ma sono confinamenti stretti, simili a quelli che abbiamo conosciuto in Italia o Francia a marzo. Altri Paesi hanno agito in maniera differente, cercando di anticipare l'impennata della curva». È il caso della Germania? «Sì, la Germania è entrata in lockdown a Natale e non è ancora uscita, e anche i Paesi Bassi hanno confinato. Lì si è agito in modo preventivo".

Francia e Italia "sono i Paesi che grazie alle misure già prese in precedenza sono riusciti a spingere più in avanti il momento in cui l'andamento costante si rompe e la variante finisce con il prendere il sopravvento, il che è inevitabile. Lo sappiamo da dicembre, quando il governo britannico ci ha avvertito: con una contagiosità così più alta, il vantaggio selettivo della variante è tale che il virus originario sarà soppiantato. In Francia, già a gennaio abbiamo indicato che la variante diventerà dominante tra fine febbraio e inizio marzo. Un mese dopo, le previsioni sono confermate. Il virus storico, impattato dal coprifuoco alle 18, sta scendendo. Ma è la variante che cresce e che renderà insufficienti quelle misure".

"La scienza deve fornire informazioni e ipotesi, scenari possibili. In questo caso l'informazione più importante è una crescita di casi, che ci aspettiamo, e che avverrà sicuramente. I tempi dipendono da quello che decidono i governi, che hanno davanti scelte molto diverse, da prendere sulla base di considerazioni che a noi scienziati non competono. La Germania ha optato per il lockdown molto presto pensando di potere contare sull'adesione della popolazione, e sulla capacità poi di assorbire i danni economici e sociali. Altri Paesi hanno scelto vie intermedie, per guadagnare tempo".

Il vaccino "è la nostra chiave di uscita, senza dubbio. Il problema è che per adesso nei nostri Paesi le percentuali di vaccinati sono talmente basse da non avere un impatto reale sulle curve. Il vaccino ha un doppio effetto: il singolo è protetto, e quindi l'efficacia su quella persona è enorme; ma l'effetto desiderato è anche collettivo, e su quello ancora non ci siamo, a causa delle difficoltà di produzione locale in Europa. In Israele i benefici si vedono anche a livello globale. Le quantità da noi purtroppo sono ancora troppo basse per aspettarci conseguenze sulle cerve del contagio. Quanto all'efficacia sulle varianti, è buona sulla britannica, più difficile dirlo sulle altre".