Covid, lo studio: "Nessuna traccia del virus a Roma e al Sud a fine 2019"

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A differenza dalle indagini sierologiche e dal recente caso del bambino milanese, diagnosticato lo scorso dicembre come affetto da morbillo e risultato invece positivo al Sars-CoV-2 grazie a una recente rianalisi del tampone faringeo, gli infettivologi del Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs affermano "con ragionevole certezza che del coronavirus non c'era traccia a Roma, né al Sud Italia, alla fine dello scorso anno". Alla base di queste affermazioni una ricerca appena pubblicata come 'lettera' sulla rivista 'Clinical Microbiology and Infection'.

"Recenti studi di sieroprevalenza, effettuati su donatori di sangue sani del Nord Italia - ricorda Francesca Lombardi, ricercatrice biologa presso la Uoc di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, diretta da Roberto Cauda - hanno portato a ipotizzare che il Sars-CoV-2 circolasse in Italia mesi prima dell'inizio della pandemia, individuato ufficialmente il 21 febbraio 2020" dopo la diagnosi del 'paziente 1' di Codogno avvenuta il giorno 20. Gli infettivologi del Gemelli sono andati dunque a valutare se la stessa cosa potesse essersi verificata nella città di Roma.

Così hanno ricercato la presenza di anticorpi IgG anti Sars-CoV-2 in un gruppo di 451 soggetti Hiv-positivi, seguiti presso l'Ambulatorio di Malattie infettive del Gemelli, nel periodo compreso tra dicembre 2019 e fine febbraio 2020. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a due test immunoenzimatici che, in nessun caso, hanno rivelato la presenza degli anticorpi anti-Sars-CoV-2.

"Sulla base dei risultati ottenuti su una casistica di soggetti Hiv positivi - commenta Lombardi - si può concludere che il virus Sars-CoV-2 non circolasse, o circolasse a un livello molto basso, fino a febbraio 2020, nella città di Roma. Questa nostra osservazione, che differisce da quanto segnalato rispetto alla circolazione del virus nello stesso periodo nel Nord Italia, conferma quanto emerge dall'analisi dei dati epidemiologici e cioè che nella prima fase dell'epidemia Roma e il Centro Sud Italia sono stati relativamente preservati".

"E' importante inoltre - conclude - confermare sempre i risultati dei test sierologici con un secondo esame, vista la possibilità di falsi positivi, per evitare di dare un'errata interpretazione dei dati".