Covid, l'omelia del parroco: "Vaccino arma in più ma lontani da archiviarlo"

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

Anche l’omelia di Natale fa i conti con la pandemia ed è accaduto che nella messa di Natale i parroci si siano ritrovati a raccontare ai fedeli come stiano le cose. Per pungolarli, per stimolarli ad un cambiamento. E’ accaduto ad esempio in un centro della provincia di Reggio Emilia, a Novellara, dove il parroco, don Giordano Goccini, ha esordito coi fedeli: "E’ un Natale insolito, molto strano. Addirittura il Milan - ha detto per sdrammatizzare - si trova capolista, non accadeva da tempi immemori. Un Natale strano che ci ha obbligato a cambiare i rituali, ad accorciare e ridurre i nostri stili di vita, il nostro movimento, la nostra capacità di fare".

Don Giordano ha riflettuto sull’ irritualita’ delle feste di tempi del Covid: "Questi giorni ci costringono in casa e se riusciamo a fare tacere un po’ tutti gli aggeggi che blaterano tutto il giorno, forse potrebbe capitarci di dovere affrontare qualche momento di silenzio. E alla compagnia e alle lunghe tavolate dove possiamo brindare e fare chiacchiere dopo pranzo, forse dobbiamo sostituire quella compagnia più difficile e molto più scomoda: quella con noi stessi. Compagnia un po’ impegnativa . Potrebbe essere il dono di questo Natale".

Il vaccino in arrivo, ha sottolineato il sacerdote, sarà un’arma in più contro il Covid ma la strada e’ ancora lunga. "Cosa cambierà? Vorremmo che finisse l’incubo della pandemia ma questo - ha detto - non accadrà immediatamente . Siamo nei giorni della lotta. Se nei prossimi giorni arriverà un vaccino è solo una piccola arma in più che abbiamo ma siamo molto distanti dal potere archiviare questa storia". Quindi il monito ai fedeli: "Questo Natale potrebbe essere segno del cambiamento ma serve un pit stop per non raccontarci più le menzogne che ci iniettiamo ogni giorno come virus su ciò che è vita e su ciò che non lo è".