Covid, Lopalco: "Giusto isolare chi arriva fuori da Ue"

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"L'Italia ha già sofferto una prima ondata pandemica e la prudenza del governo mi sembra molto ragionevole. Adesso la circolazione in diverse aree del mondo è diversa. In Europa è bassa o bassissima mentre altre zone del pianeta sono in piena fase pandemica". Così Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell'università di Pisa e consulente della Regione Puglia per l'emergenza coronavirus, in un'intervista a 'Repubblica' commenta la decisione del Governo di sottoporre a isolamento fiduciario chi arriva da fuori Ue. "Prendere decisioni in questa fase è difficile. In generale, in corso di pandemia, la chiusura dei confini non è mai ben vista da Oms perché non ci sono evidenze forti che il blocco dei voli internazionali possa limitare la circolazione del virus".  

L'isolamento fiduciario "è l'unica cosa - sottolinea Lopalco - che si può fare adesso. Di certo crea un grosso disincentivo a viaggiare nei Paesi che lo hanno. Restano magari le persone che vengono per ragioni irrinunciabili, ma sicuramente così si blocca il turismo. Ecco, è questo l'elemento critico. Forse si potrebbe fare un bilanciamento tra le necessità di salute e il bisogno di dare un po' di respiro al turismo". In che modo? "Differenziando le misure a seconda dei Paesi di arrivo, come alla fine, appunto, ha fatto l'Europa", risponde.  

Se poi qualcuno fa scalo nel nostro continente, ma arriva dall'area extra Schengen "non c'è modo di controllarlo. A chi arriva da Francofòrte o Parigi mica si controllano i passaporti. Chi vuole entrare in Italia, se passa prima da un Paese che non chiede la quarantena, poi arriva comunque. Un po' come è successo all'inizio con i voli diretti dalla Cina. Erano bloccati, ma i cittadini cinesi continuavano ad arrivare". Come si intercettano eventuali contagiati arrivati dall'estero? "Intervendo rapidamente in caso di sintomi, isolando e tracciando. Cioè come al solito. Vorrei che in vista dell'autunno si rinforzasse la parte del servizio sanitario che fa questo lavoro, cioè la prevenzione. Siccome un ripresa della cirolazione è possibile, non si sa se probabile, bisogna saperla prevenire. Per farlo - conclude Lopalco - è necessario avere un sistema di sorveglianza molto solido".