Covid, medici famiglia Lombardia: nostri studi non idonei per test

Mch
·1 minuto per la lettura

Milano, 3 nov. (askanews) - I medici di famiglia della Lombardia confermano "la disponibilità" a collaborare con la Regione per l'esecuzione dei tamponi rapidi in grado di individuare la positività al Covid-19, ma denunciano che "la maggior parte degli studi non ha e non può assumere caratteristiche idonee a garantire l'esecuzione in sicurezza dei tamponi, una manovra ad alto rischio che richiede protezioni complete, distanziamento, sanificazione". Lo si legge in una nota della Federazione Regionale Lombarda degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. I camici bianchi chiedono a Palazzo Lombardia di mettere "a disposizione strutture esterne agli studi medici, ove i medici possano collaborare con gli infermieri di comunità, con personale amministrativo e con la protezione civile, per gestire un flusso adeguato di persone, selezionando in modo chiaro quali cittadini debbano afferire al servizio". Per questo, si legge nel testo, "i medici di famiglia chiedono che la loro disponibilità non venga vanificata da una gestione inefficiente". Secondo i dottori, "sarà necessario coinvolgere anche i medici della continuità assistenziale e tutta l'area delle cure primarie, nel rispetto delle diverse realtà professionali e proteggendo così anche i colleghi in condizioni di maggior rischio per età e condizioni di salute". La richiesta diretta alla Regione Lombardia, "al di là delle dichiarazioni mediatiche ad effetto che rischiano di generare nei cittadini aspettative irrealistiche", è di "mettere in atto una reale governance della medicina territoriale, in collaborazione con gli Ordini e con le organizzazioni di categoria. I medici ci sono: chiediamo a Regione di esserci, fattivamente, al nostro fianco, per la nostra gente".