Covid, medico Fiera Milano: "Casi gravi come a marzo"

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"La malattia Covid-19 è sempre uguale. I pazienti iniziano a essere tanti e aumentano quelli che richiedono di essere intubati. Quello che stiamo vivendo in terapia intensiva è la stessa cosa che abbiamo vissuto a marzo. I malati hanno le stesse manifestazioni cliniche e le stesse caratteristiche di gravità". A sottolinearlo è stato Nicola Bottino, anestesista rianimatore del Policlinico di Milano, oggi in campo all'ospedale in Fiera.

"Di diverso c'è che noi qualcosa abbiamo imparato, anche se molto poco e anche se non abbiamo una terapia specifica. Possiamo trattare e controllare manifestazioni che il virus induce soprattutto sull'attivazione della coagulazione e dell'infiammazione e questi approcci - ha osservato l'esperto - ci hanno ridotto un po' il numero di pazienti gravissimi, quelli che perdevamo subito e che non riuscivamo a curare all'inizio", quando la malattia era proprio sconosciuta. "Riusciamo a prendere più tempo", insomma. "Ma questi pazienti sono molto gravi e complicati e il decorso in terapia intensiva, quando le cose vanno bene, da quello che sto vedendo adesso è uguale" rispetto a marzo. Sono ricoveri lunghi allo stesso modo.

"Per esempio - ha raccontato Bottino - ieri abbiamo trasferito il primo paziente di questa ondata, dopo 20 giorni di ricovero intensivo. Quindi, devo dire che i malati sono ancora molto gravi. Solo analisi a posteriori ci potranno comunque dire se la degenza media di questa seconda ondata verrà ridotta dalle poche terapie a disposizione. Quelli che noi seguiamo sono casi molto gravi, che non ci fanno vedere sbocchi rapidi di guarigione, a parte qualche eccezione".

A fare il punto sono stati Bottino e Nino Stocchetti, responsabile Neurorianimazione del Policlinico di Milano e direttore del Padiglione del Policlinico in Fiera, che hanno parlato dall'hub di terapia intensiva al Portello, dove fino a stamattina erano ricoverati 57 pazienti, per un totale di 70 malati Covid transitati dai 60 posti attualmente operativi. "Circa un terzo non sono italiani", ma stranieri, ha aggiunto Stocchetti. "L'età mediana è cambiata, si sta abbassando. Ad oggi è di 64 anni, il che vuol dire che metà dei pazienti ha un'età inferiore e l'altra metà maggiore di 64". E sono più maschi.

Il primario ha confermato che "essere molto malati prima di Covid pesa, così come l'età avanzata. L'idea però è che noi preferiamo sempre provare, preferiamo trattare e quando un paziente viene qui viene curato, non ci arrendiamo troppo facilmente". La mortalità in terapia intensiva "è estremamente variabile", ha sottolineato Bottino. "In Fiera abbiamo avuto 4 pazienti deceduti ma non serve per calcolare la mortalità", ha puntualizzato Stocchetti, mentre Bottino ha evidenziato anche le alterazioni, a cominciare da quelle respiratorie che chi esce dalla terapia intensiva spesso si porta dietro come conseguenza di questa malattia. "Noi - ha ricordato - abbiamo messo in piedi un programma di follow up che ora è stato interrotto per via della seconda ondata".

Ci sono anche storie a lieto fine nei pensieri dei due camici bianchi: "Il nostro paziente più giovane ha 18 anni, e siamo molto orgogliosi di aver contribuito a curarlo. E' il primo ragazzo colpito da Covid che ha avuto un trapianto di polmone. Lo abbiamo riportato a casa con enorme soddisfazione".