Covid, Montomoli: "Corsa a vaccino ne mette a rischio la sicurezza"

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“Di solito per arrivare a un vaccino sono necessari in media 10 anni prima dell'immissione sul mercato, e almeno altri 5 per tutto ciò che si fa dopo. In questo caso c'è un'accelerazione straordinaria, con la compressione di alcuni passaggi. Ma ciò comporta un prezzo in sicurezza ed efficacia”. Lo dice al Sole 24 Ore Emanuele Montomoli, ordinario di Igiene dell'Università di Siena e fondatore di Vismederi, azienda che si occupa di dosare gli anticorpi nel sangue delle persone che partecipano alle sperimentazioni sui vaccini e che ha l’autorizzazione a verificare quelli contro il Sars-CoV 2.

"I vaccini più avanti come quelli di Pfizer e di Moderna - sottolinea Montomoli- sono genetici, cioè introducono nell'organismo materiale genetico che serve a produrre la proteina del virus contro la quale si innesca la risposta anticorpale. Li si studia da tempo, ma non sono mai stati utilizzati nell'uomo, e ci sono ancora molti aspetti da chiarire. Anche per gli altri, più tradizionali, restano parecchie domande inevase".

“Alcuni vaccini come quello del morbillo – prosegue l’esperto - inducono immunità circa nel 90% dei vaccinati, altri molto meno. Si considera accettabile una percentuale superiore al 50%, ma non sappiamo ancora come vada con questi vaccini. C’è poi la questione della sicurezza: in passato - ricorda - ci sono stati vaccini, poi ritirati, che hanno causato patologie gravi quali la narcolessia, la sindrome di Guillain-Barré o una reazione chiamata Ade (antibody-dependent enhancemet), così come casi di gravi contaminazioni. Ma lo si è visto solo sui grandi numeri. Inoltre, i volontari delle attuali fasi sono molto omogenei ma il vaccino non potrà essere lo stesso per un bambino o per un anziano, per una donna incinta o per un immunodepresso: abbiamo bisogno di tempo, per non fare errori".