**Covid: Myrta Merlino, 'come lo racconto in tv? Con la denuncia, ma senza terrorismi'**

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**Covid: Myrta Merlino, 'come lo racconto in tv? Con la denuncia, ma senza terrorismi'**
**Covid: Myrta Merlino, 'come lo racconto in tv? Con la denuncia, ma senza terrorismi'**

Roma, 22 feb. (Adnkronos) – Quello fra fare un'informazione corretta "di denuncia" e "fare terrorismo" è "un tema importantissimo e un confine sottile. Da una parte sento di dover essere, mai come in questo momento, il cane da guardia dei cittadini. Da qui a sobillare i malcontenti o esagerare gli allarmi il passo è breve, e bisogna stare attenti". Myrta Merlino, in prima linea in tv da dieci anni con 'L'Aria che tira' e da un anno 'in trincea' dopo l'avvento della pandemia, racconta, in una conversazione con l'Adnkronos, le difficoltà e le sfide nel fare informazione in un tempo così complesso. "Riuscire ad esserci con un'informazione puntuale e corretta ma mantenendo sempre un'idea costruttiva è fondamentale -spiega la giornalista- Non ci dobbiamo dimenticare che le cose le stiamo raccontando per trovare soluzioni, quello è ciò che deve muovere".

"Penso che anche noi giornalisti nel nostro piccolo dobbiamo sentirci un pezzo di questa guerra -spiega la conduttrice- Quindi al fianco dei cittadini, ma con l'intento di aiutare. E' ovvio che in alcuni casi la denuncia è fondamentale. I tamponi, i malservizi, gli errori, i problemi con i vaccini, i ritardi, è giusto raccontarli. Però senza gettare la croce, o dire che tutto va a rotoli. Critici e costruttivi, difficile ma è il grande sforzo che dobbiamo fare".

Un anno di Covid ha segnato tutti, anche chi l'ha dovuto raccontare in tv. "Ho pianto in onda, non mi era mai successo -ricorda la Merlino- Quando una ragazza di 43 anni ha raccontato della morte della sorella. Oggi è un anno. Era il 21 febbraio, ero in onda, quando sono esplosi i casi di Codogno e Vo Euganeo e da quel momento ci siamo resi conto che era cambiato tutto". E il Covid, rivela la giornalista, ha cambiato anche lei. "La paura ma anche la sensazione di essere tutti sulla stessa barca, il patriottismo, che poi si è sgretolato e sono venute fuori tutte le differenze. Piano piano le persone più fragili, gli anziani, le donne sole, le madri, i precari… ho lavorato molto con la testa, ma anche molto col cuore, e questa esperienza mi ha cambiata dentro".