Covid Napoli, De Magistris: "Dramma ospedali, errore zona gialla"

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"Se la situazione degli ospedali è drammatica, come appare dalle testimonianze raccolte, vuol dire che probabilmente chi ha dichiarato zona gialla ha sbagliato, forse anche perché tratto in errore da dati non attuali, precisi e corretti forniti dagli uffici regionali". Lo scrive su Facebook il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

"A questo si aggiunga - sottolinea de Magistris - che le persone in zona gialla non ricevono i ristori di chi si trova in zona rossa. La città di Napoli sta subendo, quindi, un danno enorme non certo per colpa dei napoletani. Insomma oggi il dramma è la sanità al collasso e la gente che muore e che non viene curata, nonostante il grande lavoro complessivo del personale sanitario. Se ci avete ridotto a questo non vi resta che adottare le decisioni consequenziali".

De Magistris ribadisce che "sentire il presidente della Regione annunciare il lockdown ormai quasi un mese fa, quando la situazione era anche meno drammatica, e ascoltare il professor Ricciardi, consulente del ministro della Salute, auspicare subito il lockdown a Napoli, mi induce a chiedere: ma a chi aspettate allora? Cosa sta accadendo in Campania? Perché per venti giorni ci dite che siamo zona rossa e poi diventiamo all'improvviso area gialla? Per il resto - prosegue de Magistris - è fondamentale ridurre le relazioni sociali, indossare sempre le mascherine e stare attenti al distanziamento. Noi siamo impegnati a fare cose concrete, tra enormi difficoltà, ma non ci faremo travolgere da un dibattito che rischia di allontanarci dalla vera soluzione dei problemi. Siamo ormai arrivati al punto che, per salvarci da vere colpe ormai evidenti, non ci resta, forse a questo punto, che attendere la zona rossa con immediati ristori per chi rimane senza soldi. Sarà una sconfitta ovviamente, come quella che ci vede, unico caso in Europa, con le scuole chiuse per i più piccoli. Ma per carità di Dio, non fateci scegliere se morire di covid o di fame", conclude de Magistris.