"Covid non è più clemente coi bambini. Dobbiamo vaccinarli, anche 0-5 anni"

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Federico Perno (Photo: hp)
Federico Perno (Photo: hp)

Con l’approvazione di Pfizer per i bambini fra i 5 e 11 anni negli Usa e l’avvio delle inoculazioni, si presume che presto ci troveremo anche in Europa e in Italia, nello specifico, a confrontarci su questo tema. Come rassicurare i genitori che stiamo parlando di un vaccino sicuro e necessario anche per i più piccoli? Lo abbiamo chiesto al Professor Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità Operativa di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Professore di Microbiologia all’Unicamillus University.

“Una premessa: SARS-CoV-2 in questo momento circola in buona parte nella popolazione non vaccinata. La popolazione non vaccinata si compone di due grandi categorie: quelli che attualmente non possono vaccinarsi, cioè i bambini fino a 11 anni compresi, e quelli che per qualche ragione hanno scelto di non vaccinarsi”, ci spiega il Professore. “Il risultato è che questo virus in Italia continua a circolare, sia pure in quantità ridotta, e continua a fare danni, perché degenze nelle terapie intensive e morti sono in gran parte a carico di persone non vaccinate. Il punto è che il Covid colpisce i bambini come gli adulti: se vogliamo bloccare la circolazione del virus e vogliamo evitare che nei bambini si possono avere forme di Covid che possono essere anche gravi, più rare che nell’adulto, ma sempre gravi, dobbiamo vaccinare anche loro”.

Decade, dunque, la prima obiezione: e cioè che i bambini prendano il virus in maniera del tutto asintomatica. Questo non è sempre vero...

“Esattamente. Proviamo a ragionare su tre piani: il primo è perché vaccinare, il secondo è l’efficacia del vaccino, il terzo è la sicurezza. Venendo al primo: non è vero che nei bambini questa infezione decorra sempre asintomatica o con pochi sintomi. Nelle statistiche internazionali sono riportate centinaia di bimbi morti per Covid. Abbiamo avuto bambini, al Bambino Gesù come in ogni parte del mondo, in terapia intensiva, abbiamo avuto bambini molto gravi, abbiamo avuto bambini che hanno avuto conseguenze del Covid che sono durati per mesi. Per fortuna i bambini hanno un sistema immunitario molto stimolato di base, proprio perché sono bambini, quindi diciamo che il decorso dell’infezione è nella media più benigno che negli adulti, sempre in assenza di vaccino. Ma nella media, sia chiaro: perché bambini sono morti, bambini hanno avuto malattie gravi, altri sono stati in terapia intensiva ecc ecc. Credo che sia profondamente sbagliato partire dal principio che nei bambini comunque vada questo virus è innocuo: è meno grave, ma può anche fare molto male.

Quindi è importante vaccinarli?

La vaccinazione nei bambini ha una doppia valenza: preservarli dal virus e ridurne la circolazione perché sappiamo che un virus che circola, replica, muta. Se non circola, non replica e se non replica, non muta. Questo è il dogma della virologia: se non muta non genereremo varianti che potranno essere dannose perché colpiranno piu’ intensamente le persone fragili. Non dimentichiamo che ci sono anche molti bambini fragili: al Bambino Gesù abbiamo bambini con tumore, con malattie genetiche, con interventi chirurgici che sono pesantemente a rischio di Covid. Il secondo punto del ragionamento è l’efficacia del vaccino.

Già. Quanto è efficace nella fascia di età fra 5-11 anni?

La risposta alla vaccinazione è perlomeno simile a quella ottenuta negli adolescenti adulti, sia in termini di risposta immunitaria, cioè di stimolazione del sistema immunitario, che in termini di protezione. Parliamo di un’efficacia che si aggira intorno al 91%. Il terzo punto è il piano della sicurezza. Tutti e 3000 i bambini che sono stati studiati per questa vaccinazione non hanno avuto effetti collaterali gravi.

Alcuni obietteranno che 3000 bambini per uno studio sperimentale di questo tipo sono pochi..

Se si vuole trovare una buona scusa per non vaccinare, diremo che anche 30 mila o 300 mila bambini sono pochi. Io credo che siano numeri significativi in una fase pandemica per andare avanti. Se stessimo parlando di protezione da una malattia che non c’è, ci potremmo permettere di aumentare la casistica. Ma l’obiezione “sono pochi” la trovo abbastanza strumentale: è l’argomento principe dei NoVax, per loro saranno sempre pochi, perche’ la condizione mentale e’ quella di voler rifiutare il vaccino indipendentemente da tutto.

Quale è dunque la risposta della scienza a questa obiezione?

Questa è una valutazione di sicurezza su 3000 bambini che io trovo più che significativa. Semmai potremmo discutere sulla conferma dell’efficacia che potrebbe avvantaggiarsi di numeri ancora maggiori (anche se i dati disponibili sono già da ora perfettamente in linea con i risultati degli adolescenti e degli adulti). Ma sulla sicurezza è difficile definirlo un piccolo numero. Poi tenga presente che ci sono i Post Authorisation Study: d’ora in poi il vaccino sarà somministrato ai bambini e continuerà l’osservazione attentissima sugli effetti collaterali dopo ciascuna somministrazione. Quindi lo studio su 3000 bambini continuerà con un’osservazione su numeri ben più ampi. Qualcuno potrebbe ripetere la banalità che “quindi è un vaccino sperimentale”, laddove tutte, ripeto tutte, le vaccinazioni richiedono un registro di osservazione delle reazioni avverse che prosegue per anni. Quindi non sperimentazione, ma osservazione.

In America sono già partiti. Si parla di circa 28 milioni di bambini da vaccinare

Ebbene, provi ad immaginare che tutti questi bambini, ammesso (e temo non concesso) che si vaccineranno tutti, uno per uno entreranno nella valutazione quando saranno vaccinati e saranno seguiti per registrare qualsiasi effetto collaterale dovesse emergere.

Pensa che in Italia questo messaggio passerà o avremo difficoltà a vaccinare i bambini?

Intravedo tre percorsi: il primo è quello di coloro che sono convinti che la vaccinazione sia importante. Tenga presente che noi diamo tutti gli anni un numero significativo di vaccinazioni obbligatorie ai nostri bambini, quindi mi sfugge il motivo per cui questo vaccino debba essere rifiutato rispetto ad altri, anche considerando che è una malattia presente e attiva. Mi aspetto che la maggioranza di persone, pur avendo qualche legittimo dubbio, accetti questa tipologia di intervento, aiutati in questo anche da spiegazioni corrette e adeguate (cosa non sempre avvenuta in questo periodo). Poi ci sono i dubbiosi, che non sono i Boh Vax, ma coloro che si chiedono ‘ma ha senso vaccinare i bambini?’. Verso queste persone va fatta una comunicazione serena, pacata, e completa, che chiarisca che questo non è altro che uno dei vaccini che diamo ai nostri bambini per proteggere in primis la loro salute. Poi ci sono quelli che non li vaccineranno a prescindere, e in questo caso si può fare ben poco

Mi spieghi meglio il secondo gruppo, quello dei dubbiosi. Quale potrebbe essere la loro obiezione?

Potrebbero ad esempio dire: ‘non ne conosciamo gli effetti collaterali’, oppure ‘sono piccoli, perché dobbiamo esporli inutilmente?’, ecc. La risposta al primo dubbio è: fino a un certo punto, perché i dati che ci sono, sono già molto solidi e dicono che non ci sono effetti collaterali gravi. La miocardite? Nessun caso nello studio dei bambini di 6-11 anni, e casi sporadici tra gli adolescenti, a risoluzione benigna. Alla seconda domanda risponde un’osservazione precedente: non è vero che nei bambini il decorso del Covid è benigno; ci si ammala, si può morire, ci possono essere conseguenze anche a lungo termine a causa del Covid; quindi il vaccino è importante per proteggere.

Quanto è importante la sperimentazione fatta sui bambini tra 6 e 11 anni al fine della sicurezza e dell’efficacia del vaccino in quelli fra 5 e 11 anni? In altre parole che cambia fra un bambino di 5 e uno di 10 anni?

A voler essere pignoli, noi diamo i vaccini obbligatori ai nostri bimbi ad un’età ancora più tenera, ossia fra 0 e 6 anni, eppure ci sentiamo sicuri e fiduciosi dell’efficacia di questi vaccini. Detto questo, ci può essere una differenza di risposta al vaccino tra 5 e 10 anni, ma devo dire che essa non si è notata nello studio registrativo. Inoltre, la differenza tra 0 e 6 anni è molto maggiore, eppure non percepiamo che questo sia un problema per la somministrazione dei vaccini, ormai da più di 60 anni. Detto questo, bisogna continuare ad osservare, monitorare, e valutare nel tempo la situazione, confermando i risultati finora ottenuti.

Si arriverà a vaccinare anche i bambini fra 0 e 5 anni contro Covid?

Questa è una cosa in là da venire, che andrà decisa sulla base di alcuni elementi. Innanzitutto i bambini fra 0 e 5 anni può accadere che si ammalino di Covid, noi ne abbiamo vista mica pochi! Oltre alla opportunità di proteggere i piccoli, aggiungo che la vaccinazione nella tenera infanzia dipende anche dagli obiettivi che ci diamo. Vogliamo lavorare in tutto il mondo per l’eradicazione del virus? Allora dobbiamo cercare di vaccinare tutti e quindi anche i bimbi fra 0 e 5 anni. E non sarebbe niente di strano, visto che abbiamo 14 vaccinazioni che somministriamo ai nostri bambini fra 0 e 5 anni già adesso, e alcuni di tali vaccini sono pensati sia per proteggere i bimbi sia per contribuire ad eradicare alcuni virus altamente pericolosi. Quindi la vaccinazione in questa fascia di età è ancora da valutare, una volta stabiliti gli obiettivi, si prenderanno le decisioni appropriate

Qualcuno potrebbe dire che qui si parla di vaccini a mRna, di nuova generazione, a differenza dei “vecchi”...

Abbiamo vaccinato con vaccini a mRna anti-COVID centinaia di milioni di persone: numeri enormi per non essere oramai convinti della loro sicurezza. Tuttavia è sempre importante continuare ad osservare e arricchirci di conoscenze, anche nei bambini fra 0 e 5 anni. E’ da considerare anche il prossimo arrivo di un vaccino a proteina ricombinante, il Novavax, e può darsi che sarà utilizzato quello nei bambini. Vedremo, si deciderà. Al momento non abbiamo evidenze che il vaccino a mRna possa essere più pericoloso nei bambini. Una cosa è certa. Il vaccino a mRna non tocca il genoma del bambino, perché ha caratteristiche diverse dai geni delle cellule umane. Questo è un passaggio chiave: affermazioni che dicono il contrario sono fuori da qualsiasi logica scientifica.

C’è probabilità che gli anticorpi anticovid si trasmettono dalla mamma al feto durante le gravidanza?

Non è una probabilità, è una certezza. La placenta è permeabile alle immunoglobuline di tipo G (IgG), non a quelle di tipo M. E il vaccino genera soprattutto le prime: quindi il bambino vede ed è “bagnato”, se così si può dire, dagli anticorpi della madre. Non soltanto da quelli contro il Covid, ma da qualsiasi anticorpo di tipo G che la madre ha. Quindi se la madre ha un titolo di anticorpi sufficiente, passeranno al bambino, come anche passeranno attraverso l’allattamento. E questo è importante per la protezione del bimbo.



Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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