Covid, Oms Europa: "Oggi più morti di marzo 2020'"

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In Europa ci sono più ci sono più morti per Covid-19 che nello stesso periodo dello scorso anno. E' quanto evidenzia l'Oms, sottolineando che la variante inglese è ormai predominante. "Il numero di persone che muoiono di Covid in Europa è più alto ora rispetto allo scorso anno in questo stesso periodo, poiché riflette la circolazione diffusa di questo virus". Quindi "il pericolo è ancora chiaro e presente", ha sottolineato il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, durante il consueto punto stampa su Covid-19 nell'area, spiegando che nella regione Europea "l'incidenza dei casi" di Covid-19 "continua la sua tendenza all'aumento e si sta spostando verso Est". "Abbiamo avuto tre settimane consecutive di crescita, con oltre 1,2 milioni di nuovi casi segnalati la scorsa settimana in tutta la regione europea. La scorsa settimana, i decessi nella regione hanno superato i 900mila. Ogni settimana, più di 20mila persone in tutta la regione perdono la vita a causa del virus. Il numero di persone che muoiono di Covid in Europa è più alto ora rispetto allo scorso anno in questo stesso periodo, poiché riflette la circolazione diffusa di questo virus".

Kluge ha quindi segnalato che "circa 48 su 53 Paesi o territori europei hanno segnalato la variante di preoccupazione B.1.1.7", la variante inglese, "che sta gradualmente diventando predominante nella nostra regione".

ASTRAZENECA

Parlando della vaccinazione, il direttore regionale dell'Oms Europa ha ribadito che l'utilizzo del vaccino anti-Covid di AstraZeneca "dovrebbe continuare per salvare vite umane". In questo momento, ha sottolineato, "i benefici del vaccino AstraZeneca superano di gran lunga i suoi rischi". I vaccini, ha affermato Kluge, "funzionano, e alla fine consentiranno di tornare a una nuova normalità. Ma affinché ciò accada, dobbiamo fare affidamento sulla scienza e avere fiducia nell'incredibile protezione offerta da" questi prodotti scudo "contro tutte le malattie prevenibili, incluso Covid-19".

VACCINAZIONE

Ad oggi, ha reso noto, un totale di 46 Paesi nella regione" europea "hanno somministrato più di 107 milioni di dosi di vaccino. Il 3% della popolazione in 45 Paesi ha ricevuto un ciclo completa di vaccinazione e i dati di 23 Paesi indicano che il 51% degli operatori sanitari ha ricevuto almeno una dose". "Dobbiamo ancora vedere l'impatto diffuso sulla salute e i benefici dei vaccini, che posso anche assicurarvi, arriveranno. Ma per ora, dobbiamo rimanere fermi nella nostra applicazione dell'intera gamma di strumenti per rispondere a Covid-19", ha evidenziato Kluge, facendo notare anche che, pur nel contesto di una variante di Sars-CoV-2 a più rapida diffusione, "diversi paesi - come Danimarca, Irlanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito - hanno rapidamente ridotto la trasmissione a livelli bassi, con misure sociali e sanitarie".

Altra nota positiva, ha aggiunto, è che "il divario nell'accesso al vaccino nella nostra regione si sta riducendo, ma la disuguaglianza persiste" se consideriamo che "tutti i Paesi ad alto reddito hanno lanciato la vaccinazione, e invece solo il 60% dei Paesi a reddito medio e basso lo ha fatto". Cinque paesi nella regione hanno comunque "ricevuto vaccini dalla struttura Covax: un accesso equo al vaccino, il concetto generale su cui poggia l'iniziativa Covax, si sta concretizzando nella realtà".

PRESTO PER ALLENTARE MISURE

"Mentre 27 paesi sono attualmente in lockdown parziali o completi a livello nazionale, 21 stanno gradualmente allentando le misure restrittive. Alcuni lo fanno sulla base del presupposto che l'aumento della diffusione della vaccinazione anti-Covid porterebbe immediatamente a un miglioramento della situazione epidemiologica. E' troppo presto per formulare tali ipotesi. Non ci sono dubbi: la vaccinazione di per sé non sostituisce le misure di sanità pubblica e sociali. Con la copertura vaccinale nella regione che varia da meno dell'1% al 44% è troppo presto" per vedere un impatto dei vaccini "su ricoveri e decessi" per Covid-19, ha sottolineato Kluge. L'orizzonte però lascia sperare: "I primi dati da Israele, Scozia e Regno Unito, collegati all'efficacia contro le malattie gravi dei vaccini Pfizer/BioNTech e AstraZeneca, è promettente e mostra che le vite vengono salvate".