Covid, Palú: “Ora le dosi ci sono, mettere presto in sicurezza i 60enni”

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Covid Palù dosi
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Il Presidente dell’Aifa Giorgio Palù ha fatto il punto sulla campagna vaccinale invocando la messa in sicurezza tempestiva dei 60enni, una fascia con una bassa percentuale di immunizzati (solo il 25% ha ricevuto una o due dosi). Ha dunque invocato un ulteriore sforzo “perché questa popolazione è particolarmente a rischio: la letalità da Covid 19 è del 2,9%, contro lo 0,8% dei 50-59enni“.

Covid, Palù sulle dosi: “Presto sospiro di sollievo”

Intervistato dal Corriere della Sera, ha affermato che presto sarà possibile tirare un sospiro di sollievo data l’accelerazione sulle somministrazioni che entro maggio potrebbero arrivare a quota un milione al giorno.

Attualmente, ha spiegato, venti milioni di italiani hanno ricevuto una o ambedue le dosi (“Risultato niente male“). Oltre l’80% delle persone di età superiore a 90 e 80 anni ha ricevuto la profilassi mentre la fascia 70-79 anni è stata vaccinata al 60%. Il problema, ha specificato, è in quella immediatamente inferiore (60-69) dove la percentuale si ferma al 25%.

Bisogna assolutamente proteggere la decade tra 60 e 70. Spostare a 42 giorni l’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero, Pfizer-Biontech e Moderna, che richiederebbero un richiamo a 3 e 4 settimane, ha la finalità di avere 3 milioni di dosi per gli over 60“, ha quindi suggerito.

Covid, Palù sulle dosi: “La curva sta scendendo”

Palù ha poi sottolineato come la curva dei contagi stia mostrando segni di lenta decrescita e che si stiano lentamente liberando i letti nei reparti di rianimazione e medicina. Le proiezioni sull’occupazione dei posti letto, ha continuato, mostrano un decremento: “Se alla progressiva discesa uniamo una campagna vaccinale penetrante e capillare come quella che il generale Figliuolo sta portando avanti, ci staccheremo dall’emergenza“.

Attualmente le dosi per poterla portare avanti ci sono: tra aprile e giugno si avranno 55 milioni di dosi tra Astrazeneca, Pfizer, J&J e Moderna a cui potrebbero aggiungersi i lotti di Curevac.

Covid, Palù sulle dosi: l’incognita varianti

Quanto alle mutazioni, l’esperto ha spiegato che il ceppo attualmente prevalente in Italia è quello inglese, responsabile del 91% dei nuovi casi. La variante brasiliana è invece al 4,5%, la sudafricana allo 0,1% e la nigeriana allo 0,5%. L’inglese sembra dunque avere un certo vantaggio selettivo quanto a capacità diffusiva, cosa che rassicura perché i vaccini fin qui approvati sono efficaci nel prevenire malattia, ricoveri e letalità legate ad essa.

Quanto infine alla variante indiana, ha sottolineato come non sia ancora stata catalogata dall’Oms come preoccupante ma solo come “interessante”, cioè da tenere sotto controllo per quanto riguarda la trasmissibilità».