Covid, perché Omicron contagia anche i vaccinati con tre dosi

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I vaccini funzionano e ottimamente contro le forme di malattia grave da Covid-19, come ricorda spesso anche l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ma nelle ultime settimane, nonostante il numero di infezioni tra i vaccinati anche con tre dosi è salito. Quali sono le cause

Gli esperti ne segnalano diverse: dal calo dell'efficacia dei vaccini con Omicron e degli stessi nel tempo, all'aumentano dei contatti e degli scambi sociali per l'allentamento delle restrizioni, con le distanze e i dispositivi di protezione individuale che sono utilizzati con meno rigidità.

Come riportato da Fanpage e Skytg24, la variante Omicron "presenta numerose mutazioni nella proteina Spike, fattore che ha acuito un aspetto, cioè che l’efficacia dei vaccini rispetto all’infezione diminuisce con il trascorrere del tempo". 

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Per questo motivo occorre ricorrere ad una dose booster, così da stimolare ancora il sistema immunitario e garantire un ulteriore, seppur parziale, ripristino della difesa dal virus. I primi dati emersi relativi ai vaccini (tra cui Moderna e Pfizer) attualmente in uso, hanno dimostrato l’aumento degli anticorpi dopo la terza dose, così da garantire una protezione più alta nel caso di infezione. Anche nei casi di malattia grave indotta proprio da Omicron. 

Ma le infezioni in chi ha fatto la seconda dose 5 o più mesi fa, si sono rivelate più probabili proprio perché, come detto, la stessa variante ha fatto abbassare le percentuali di protezione dal contagio. Alcuni studi, poi, hanno segnalato che persino coloro che hanno ottenuto le tre dosi abbiano una difesa minore rispetto al contagio, perché la variante Omicron tenderebbe a “bucare” in parte la copertura garantita dai vaccini. La dose booster, quindi, aumenterebbe la protezione ma non garantirebbe una copertura totale dal rischio di infezione.

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