Covid, in provincia di Treviso, una RSA crea la stanza degli abbracci

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Al tempo del Covid, la RSA Domenico Sartor di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, ha escogitato un modo per permettere agli ospiti di ricevere nuovamente visite.

Coronavirus, arriva la stanza degli abbracci

I residenti della RSA Domenico Sartor di Castelfranco Veneto hanno trascorso gli ultimi mesi in totale isolamento, privati dell’opportunità di accogliere e coccolare i propri familiari. Per questo motivo, il Centro Servizi alla Persona ha messo a punto un sistema che renda possibile agli anziani ospiti di riabbracciare i propri cari, sfidando apertamente la distanza sociale imposta dall’emergenza coronavirus.

La RSA Domenico Sartor ha cercato a lungo un espediente che permettesse le visite in totale sicurezza e, alla fine, la soluzione ha preso forma attraverso la costruzione di una struttura in vetro e alluminio posta all’ingresso dell’edificio chiamata Emozioni senza confini. La struttura, inaugurata il 26 ottobre scorso, è composta da dodici postazioni, ognuna delle quali delimitata da lastre di vetro e fornita di guanti ricavati all’interno della parete che permettono il contatto fisico tra visitatori e ospiti del Centro. Per favorire la comunicazione, poi, sono presenti dispositivi auto come cuffie e microfoni. Gli ambienti vengono continuamente igienizzati attraverso l’impiego di sistemi di sanificazione ad ozono e fotocatalitici mentre, al centro della sala, è disposto un led-wall ovvero un cubo multimediale. Il cubo riproduce scenari artistici, naturali o familiari che stimolano il rilassamento facendo ricorso alla cosiddetta tecnologia immersiva.

Castelfranco Veneto, la RSA Domenico Sartor

In merito alla struttura adibita presso la RSA Domenico Sartor, la direttrice Elisabetta Barbato ha dichiarato: «Il mancato contatto fisico e visivo ha causato il declino cognitivo e un regresso comportamentale in molti nostri ospiti. La necessità di poter garantire nuovamente un contatto fisico era fondamentale, dato che niente è più confortevole di un abbraccio: è un gesto empatico, aumenta l’autostima, dà energia e permette al nostro organismo il rilascio di endorfine e di ossitocina. Noi abbiamo sempre ricercato il benessere fisico, mentale ed emotivo dei nostri ospiti e questa struttura rientra in un macroprogetto più ampio, che vede un nuovo approccio multidisciplinare sviluppato insieme all’Università di Padova».

Allo stesso modo, il presidente della RSA ha sostenuto: «Il lockdown è stato un momento snervante per i nostri ospiti, sebbene comprendessimo a pieno la gravita della situazione. Questa estate siamo riusciti a garantire il contatto visivo tra ospiti e parenti, ma non ancora quello fisico. Abbiamo dunque iniziato a pensare a una soluzione che permettesse il contatto in tutta sicurezza: lavorando con diverse ditte, siamo giunti a un materiale morbido, resistente e avvolgente ma che permette anche di poter sentire il calore dell’altra persona. Si tratta di una soluzione molto apprezzata da chi ha effettuato i vari test».

L’iniziativa promossa dalla RSA ha ricevuto particolari consensi dalle autorità sanitarie e civili del luogo, compresi i complimenti del sindaco Stefano Marcon. Il sindaco ha posto l’accento sulla dimensione futurista della struttura realizzata che punta lo sguardo al di là dell’emergenza sanitaria.