Covid in Puglia: indice di contagiosità potrebbe non servire

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Pierluigi Lopalco, epidemiologo a capo della gestione dell’emergenza coronavirus in Puglia parla dell’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus nelle regioni, affermando la sua inutilità in fasi al di sotto della soglia. In un’intervista rilasciata a Open parla della situazione degli asintomatici, forse sottovalutata persino dall’ISS e della inspiegabile discrepanza tra cali in terapie intensive e decessi sempre più stabili.

Lopalco: “Inutile monitoraggio RT in Puglia”

Nella settimana tra l’1 e il 7 giugno la regione Puglia ha registrato un aumento sensibile dell’Rt, ossia dell’indice di trasmissibilità, passato da 0,78 a 0,94, come spiega Pier Luigi Lopalco, a capo della task force per l’emergenza coronavirus.

In un’intervista rilasciata a Open, l’epidemiologo non si lascia condizionare dai numeri, spiegando che il calcolo dell’indice a questo punto può solo creare confusione: “L’Rt non lo guardo proprio, non perdo nemmeno il tempo a calcolarlo, non serve. Non ha senso farlo adesso, genera soltanto confusione, poteva essere utile in piena fase epidemica ma non ora. Per questo abbiamo chiesto all’Istituto superiore di sanità di non calcolare più l’Rt delle regioni che sono scese ormai sotto una certa soglia“.

Preoccupano i sintomatici

A confermare lo scetticismo sul calcolo dell’indice di trasmissibilità sono le sue preoccupazioni riguardo alla percentuale di asintomatici riscontrati sul territorio, ma non considerati dall’Rt: “Nell’ultima settimana gli asintomatici sono il 70%, su 20 malati ben 15 non hanno riscontrato alcun sintomo. E, mi lasci dire una cosa, l’Rt viene calcolato dalla data di inizio dei sintomi per i pazienti, quindi gli asintomatici non vengono nemmeno considerati perché sintomi non ne hanno.

La situazione in Puglia rimane tranquilla, con zero casi positivi, ma aumentano i tamponi per le fasce d’età meno anziane:”L’età media adesso è di 56 anni, prima era molto più alta. Il motivo? Abbiamo messo a riparo gli anziani mentre i lavoratori, quindi i più giovani che ogni giorno si muovono per andare sul posto di lavoro, sono i più esposti al virus.

Discrepanze

In conclusione, Lopalco cerca di dare una spiegazione alla discrepanza di dati riscontrata tra la stabilità dei decessi e il calo dei pazienti gravi in terapia intensiva: “Riteniamo che si tratti di morti che probabilmente non necessitavano di terapia intensiva. Non tutti i malati hanno bisogno di essere intubati. Ad esempio in Puglia abbiamo pochissimi pazienti in terapia intensiva e, mi creda, adesso stiamo ricoverando anche i casi lievi, per prudenza“.

Un cenno finale sui focolai scoppiati a Roma: Il caso di Roma è diverso, ci sono un paio di focolai importanti. Nella Capitale, infatti, sono 17 i positivi residenti nello stabile occupato alla Garbatella. Due, invece, i casi alla sede Rai di Saxa Rubra“.