Covid, Remuzzi: "Omicron e Delta come due pandemie"

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''Adesso noi in realtà, in un certo senso, abbiamo due pandemie: una sostenuta da Omicron e l'altra ancora sostenuta da Delta. Se vivono insieme questo può rappresentare un ulteriore problema, possono esserci delle preoccupazioni in più''. Lo afferma Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, intervenendo a 'Mezz'ora in più' su Raitre.

E, parlando dei ricoveri attuali, aggiunge: ''Penso, anche se non abbiamo ancora i dati, però lo stiamo studiando, che le persone ricoverate in terapia intensiva in questo momento siano ancora le persone che hanno contratto la variante Delta''.

''Mi aspettavo" che il coronavirus "sarebbe diventato progressivamente meno aggressivo'' perché ''questa è la naturale evoluzione di tutti i virus che tendono nel giro di pochi anni a diventare meno letali'' però che la variante Omicron ''fosse così capace di diffondersi tanto rapidamente, che non è detto sia necessariamente una cosa così negativa, non me lo aspettavo assolutamente'' dice il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

''Può darsi che se Omicron si diffonde tanto rapidamente da prendere il sopravvento, dal momento che è abbastanza chiaro che la malattia è meno severa (rispetto a Delta, ndr), allora forse la discesa della curva la riusciamo a vedere nel giro di qualche settimana'' aggiunge Remuzzi, secondo il quale c'è ''qualche piccola evidenza'' del fatto che Omicron potrebbe sopraffare Delta: ''Ieri il numero di persone ricoverate in ospedale è un pochino meno del giorno prima''.

''Se vogliamo parlare di tempi dobbiamo tenere conto che dovremo ancora prendere delle precauzioni almeno per un paio d'anni'' afferma il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. ''Ci sono tanti fattori che possono fare pendere la bilancia dalla parte di chi dice siamo attenti ma non mettiamo delle misure eccessive, o dalla parte di chi dice sarà una catastrofe e dovremo avere ancora per molto tempo delle misure rigide'', osserva. ''Questo dipende da tanti fattori, sostanzialmente hanno ragione tutti e due''.

Quanto alle scuole, "sono più sicure degli ambienti fuori dalla scuola''. E infatti ''tutti abbiamo potuto verificare una circostanza interessante: nonostante le scuole fossero chiuse in questi 15-20 giorni, la moltiplicazione dei casi è stata straordinaria. Quindi è probabile che la scuola influisca molto poco'' dice Remuzzi.

''Fino a ora i ragazzi si sono incontrati fuori dalla scuola, hanno fatto feste, capodanno, tutte le cose in ambienti certamente chiusi, con attenzioni minori di quelle che avranno a scuola'', aggiunge il direttore. Che ricorda anche diversi studi convergenti ''nell'indicare che la trasmissione della scuola contribuisce molto poco alla trasmissione del virus''.

Per il calcio ''io direi niente spettatori, porte chiuse e si gioca lo stesso. Certo non se ci sono dei positivi tra i giocatori''. ''Terrei conto che se chiudiamo completamente, e quindi non si gioca, nessuno spettatore, si chiudono gli stadi, dal punto di vista della diffusione del virus è certamente la cosa migliore. Teniamo conto però che rappresenta per tanti anziani, per tante persone povere, per tante persone che sono malate, un momento che aspettano'', sottolinea. ''I malati hanno questo desiderio della domenica alle 3.00 o del sabato alle 4.30 di vedere la loro partita. Questo è veramente importante''.

Infine, ricordando le norme introdotte, che ''sono differenziate per fasce di età che corrispondono alle percentuali di persone vaccinate'', Remuzzi osserva: ''A me sembrano molto ragionevoli e molto corrette''.

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