Covid, Report Altems: test sierologici ancora in poche Regioni -2-

Cro-Mpd

Roma, 18 giu. (askanews) - Per quanto riguarda la ricerca del virus attraverso i tamponi, si osserva che il trend nazionale, in diminuzione nelle scorse settimane, tornato a risalire: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti passato da 5,90 a 6,25. Il tasso settimanale pi basso si registra in Sicilia ( di 2,79 tamponi per mille abitanti nell'ultima settimana); il tasso pi alto si registra in Veneto (13,06 per mille abitanti), mentre il Lazio si ferma a 3,87, sotto la media nazionale. Osservando il dato dall'inizio dell'epidemia a livello nazionale il 4,79% ha ricevuto il tampone. Il valore massimo nella Valle d'Aosta con il 10,27%, il minimo in Campania (2,12%). Per il monitoraggio nella fase 2 fondamentale il rapporto tra numero delle persone positive e il numero di persone testate nella settimana. Si passa da valori prossimi al 3% per la maggior parte delle Regioni, fino al 7% delle Marche. La Lombardia circa al 6%, la media italiana al 3%.

I test sierologici stanno acquistando spazio nel dibattito e nelle aspettative della cittadinanza sia a causa dell'indagine di sieroprevalenza in corso promossa da Ministero della Salute, ISTAT e Croce Rossa Italiana su un campione di 150.000 cittadini sia per le differenti iniziative regionali che sono fiorite. Alcune di queste iniziative sono state incluse da alcune regioni in un approccio di sanit pubblica, ma nella maggior parte dei casi finora mancata una chiara strategia sulla gestione dei risultati dei test.

La Regione che ha subito la maggior circolazione del virus, la Lombardia, aveva effettuato al 6 giugno 173.659 test sierologici, di cui 78.838 cittadini (casi sospetti segnalati da MMG per sintomatologia influenzale gestita a casa e relativi contatti) e 94.821 operatori sanitari; di questi sono risultati positivi alle IgG (gli anticorpi che indicano che c' stata una infezione, o anticorpi di memoria, suggerendo che il paziente potenzialmente immunizzato) 24.218 cittadini e 12.069 operatori (rispettivamente, pari al 30,8% e al 12,7%). La platea dei destinatari dal 21 maggio stata ampliata a tutto il personale dei servizi essenziali (prefettura, forze dell'ordine, vigili del fuoco, dipendenti dei tribunali e dell'ispettorato del lavoro, INAIL, INPS, etc.) e sono in corso iniziative parallele a quelle del SSR promosse da alcuni comuni (es. 50.000 test promossi dal Comune di Bergamo per i propri cittadini tra i 18 e i 64 anni). La regione Emilia-Romagna ha programmato l'effettuazione di 250.000 test e, alla data dell'11 maggio (ultimo dato reso pubblico sul sito della Regione), aveva effettuato 87.216 test rapidi di cui 52.249 sul personale sociosanitario (5,5% risultato positivo alle IGG, il 3,2% alle IGM e il 2,2% ad entrambi gli anticorpi) e 34.967 sulle forze dell'ordine e altre categorie a rischio (4,7% risultato positivo alle IGG, 2,6% alle IGM e 1,8% ad entrambi gli anticorpi). Sono inoltre in corso circa 100.000 test CLIA/ELISA volontari sulla popolazione che ha avuto la maggior probabilit di contatto con casi COVID19 nelle province di Piacenza e Rimini nonch nella citt di Medicina (in corso, no risultati). La Regione Lazio ha effettuato al 15 giugno 108.404 test sierologici, in media nel 2.4% dei casi sono state riscontrate IgG (2% tra gli operatori sanitari, 4% nella coorte dei cittadini che hanno fatto il test a pagamento), ed stato annunciato un programma di screening su 100.000 soggetti appartenenti al corpo docente e al personale ATA per la riapertura in sicurezza delle scuole. La regione Veneto ha effettuato al 15 giugno circa 750.000 test sierologici rapidi (test immunocromatografico su sangue venoso capillare) su operatori sanitari e personale dei servizi essenziali di cui, tuttavia non stato possibile trovare i risultati nella documentazione pubblicata sul sito istituzionale. Per molte altre regioni i dati pubblicati sono o poco dettagliati o non aggiornati rendendo complesso ogni tentativo di analisi e di loro utilizzo a fini diagnostici o di ricerca. Tre regioni, Calabria, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, non hanno sdoganato i test sierologici richiamando la circolare del Ministero della Salute del 9 maggio quale supporto alla decisione presa. (Segue)