Covid, Ricciardi: "Negli ospedali è l'inferno"

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"Già in questo momento la situazione, rispetto alla pandemia, è fuori controllo nelle grandi aree metropolitane: si vive l'inferno nei pronto soccorso. Con centinaia di ambulanze bloccate per l'incapacità degli ospedali di assorbire gli arrivi, e anche per una lezione non imparata rispetto al ritorno del contagio in ospedale". Lo ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e docente dell'Università Cattolica, intervenuto al XIII Congresso nazionale della Società scientifica di health technology assessment (Sihta) nella sessione dedicata alla sanità del futuro.

"I colleghi mi riferiscono - continua Ricciardi - che non ci sono più medici, non ci sono più infermieri per il ritmo crescente dell'infezione negli operatori sanitari, che tra l'altro sono demoralizzati", conclude Ricciardi, sottolineando che bisogna fare ancora molto per potenziare la medicina del territorio e l'uso della trasformazione digitale su cui "l'Italia non ha fatto nulla nei passati 10 anni e su cui dobbiamo necessariamente accelerare".

"Come in tutte le pandemie c'è una seconda ondata, in alcune ce n'è anche una terza - ha aggiunto Ricciardi -. Questo comporterà un ulteriore restringimento del prodotto interno lordo. E ci saranno persone che perderanno il lavoro e che si impoveriranno. Questo significa triplicare il numero di famiglie povere che passeranno da 1,7 milioni dello scorso anno a 5,1 milioni che saranno povere alla fine di quest'anno e nel prossimo".

In questa fase "è necessario agire prontamente. E, in questo momento, possiamo farlo solo rafforzando la sanità, finanziando le misure di salvaguardia occupazionale e in generale le politiche sociali, valorizzando i sistemi di previdenza e rendendo l'educazione un elemento fondamentale".

Tutto questo "non possiamo farlo da soli. Perché non abbiamo più le risorse. Noi usciremo da questo frangente con il più grande debito pubblico mai registrato nella storia italiana. E il debito pubblico italiano è semplicemente insostenibile con le nostre risorse", conclude Ricciardi, che ritiene paradossale che "noi non prenderemo il Mes".