Covid, ricerca anglo-italiana diffonde stime dei decessi con quarantena anticipata

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I morti per coronavirus in Italia avrebbero potuto essere 13mila in meno se il lockdown fosse stato attuato con una settimana di anticipo rispetto a quanto avvenuto. È il risultato di uno studio condotto dall’Imperial College di Londra in collaborazione con il Research Center in Emergency and Disaster Medicine dell’Università del Piemonte Orientale, che ha calcolato l’impatto delle misure di contenimento adottate dal nostro Paese sulla diffusione del coronavirus nel territorio nazionale.

Coronavirus, l’impatto del lockdown sul numero di morti

Stando a quanto emerge dalla ricerca anglo-italiana, se il lockdown fosse stato fatto partire il 2 marzo, anziché il 9 subito dopo la chiusura della Lombardia e di altre 11 province, i contagi dovuto al coronavirus sarebbero potuti essere 126mila in meno, ai quali a loro volta sarebbero seguiti 70mila ricoveri in meno negli ospedali italiani, di cui 15mila in terapia intensiva. Per quanto riguarda i decessi invece, questi sarebbero potuti essere 13mila in meno rispetto ai dati reali, che attualmente ammontano a quasi 34mila morti.

Dati che sono stati illustrati da Francesco Barone Adesi, uno dei quattro curatori della ricerca assieme a Raffaele Paladino, Jordy Bollon e Luca Ragazzoni: “l’impatto sanitario dell’epidemia sarebbe completamente diverso nel nostro paese se il lockdown fosse stato introdotto più velocemente. Questi risultati ci sembrano ancora più rilevanti se si considera che l’Italia ha atteso quasi un mese da quando il primo caso di Covid-19 è stato individuato a Codogno prima di introdurre il lockdown”.

Le conseguenze del ritardo nelle misure di contenimento

Sempre Barone Adesi ha in seguito precisato che la ricerca è stata condotta anche confrontando la risposta data dalle autorità italiane con quella della Cina nella medesima situazione e rapportando il tempo trascorso tra l’individuazione del 50esimo caso di Covid e l’istituzione del lockdown: “L’Italia si è mossa con circa due settimane di ritardo rispetto alla nazione asiatica. Questa esitazione nella risposta ha avuto a nostro parere un impatto sanitario notevole ed è importante che vengano individuate le ragioni che l’hanno causata. Secondo la maggior parte degli esperti è attesa una seconda ondata di contagi nei prossimi mesi. Essere eventualmente in grado di rispondere prontamente, nelle modalità che si riterranno necessarie, è questa volta fondamentale”.