Covid, scoperte molecole che impediscono ingresso ... -2-

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Roma, 13 giu. (askanews) - "Da quando la malattia da coronavirus COVI-19 causata dal virus di SARS-CoV2 si diffusa all'inizio del 2020 - hanno dichiarato Fiorucci, Zampella e Catalanotti a nome anche degli altri co-autori in merito alla ricerca pubblicata - stato fatto uno sforzo senza precedenti per identificare nuovi trattamenti in grado di arrestare la progressione di COVID-19. Questo sforzo ha coinvolto centri di ricerca in tutto il mondo consentendo di identificare rapidamente i meccanismi molecolari che consentono al virus entrare nelle cellule bersaglio dell'ospite e quindi replicarsi".

"Gli studi fondamentali di vari gruppi di ricerca hanno mostrato che la mutazione della proteina Spike di SARS-CoV2 conferisce al virus affinit per una sequenza proteica complementare localizzata sulla regione carbossipeptidasica del recettore umano ACE 2 (Angiotensin Converting Enzyme 2), un recettore che metabolizza l'angiotensina II per generare angiotensina 1-7. Il legame con il recettore necessario affinch un altro enzima, TMPRSS2, separi la sequenza S1 da S2 di Spike. La porzione S2 della proteina una volta esposta aggancia la membrana cellulare dell'ospite dando inizio al meccanismo molecolare di ingresso del virus. In breve il virus SARS-Cov2 'pirata' un recettore umano".

"Nell' indagare il meccanismo di azione del virus - proseguono i ricercatori - ci siamo accorti per che l'organismo in grado di mettere in campo contromisure non immunologiche, ovvero molecole endogene non derivanti dalla risposta immunitaria, che legando alcune regioni localizzate nell'RBD di Spike ne prevengono/riducono il legame con ACE2, impendendo l'ingresso del virus nelle cellule bersaglio. Se il virus funziona quindi come un 'pirata' che utilizza un recettore umano per entrare in una cellula bersaglio, il nostro organismo possiede anche meccanismi difensivi in grado di ridurre la capacit del virus di legare il suo recettore target.

"A nome di tutti gli autori ci preme sottolineare, che il risultato raggiunto frutto di un lavoro durato alcuni mesi e che proseguito in modo ininterrotto anche durante tutta la fase della pandemia di COVID-19 ed a cui hanno collaborato anche Dottorandi, post-doc e Medici in formazione delle due Universit. I risultati attuali sono una dimostrazione di come il sistema della ricerca universitaria biomedica in Italia sia in grado di produrre risultati utili e di dare soluzioni tempestive a problemi complessi".

"Dal punto di vista della terapia di COVID-19, sembra probabile che l'approccio sviluppato non consentir di trattare pazienti con quadri gravi di distress respiratorio, perch gli anticorpi del siero iperimmune ottenuto da pazienti guariti da COVID-19 sono molto pi efficaci nell'inibire il legame tra Spike con ACE2 delle molecole da noi scoperte. Tuttavia, le sostanze studiate ed altre che speriamo di poter investigare a breve, sono in alcuni casi molecole endogene o farmaci gi ampiamente utilizzati da molti anni, con un consolidato profilo di sicurezza, il che ne consentirebbe un uso immediato nei pazienti con COVID-19. Questo approccio, potrebbe quindi consentire di ridurre in modo drastico i tempi per l'esecuzione di trial clinici", concludono i ricercatori.

Lo studio prodromico alla stesura di un protocollo terapeutico che verr proposto all' attenzione di AIFA.