Covid: Siteb, da costi materie prime petrolio crisi settore membrane impermeabilizzanti

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Roma, 25 mar. (Labitalia) – "La pandemia da Covid-19 sta provocando una significativa contrazione della disponibilità di materie prime derivate dal petrolio e un conseguente deciso aumento dei costi di bitume e plastiche, che sta duramente impattando sulle aziende e sulle imprese che ogni giorno producono e pongono in opera le membrane che impermeabilizzano i nostri tetti, le gallerie, i viadotti e ponti su cui viaggiamo". A dirlo l'associazione Siteb-Strade italiane e bitumi che rappresenta al proprio interno anche i produttori di membrane impermeabilizzanti bituminose e sintetiche (gruppo primi). Un settore che registrava pre-Covid un giro d’affari di oltre 1 miliardo di euro, con 15.000 addetti. Tra gli effetti provocati dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica internazionale, la ridotta disponibilità di materie prime, in particolare le plastiche, sta causando effetti drammatici per gli operatori delle membrane impermeabilizzanti.

Le membrane bituminose in particolare sono un’invenzione made in Italy degli anni ’60, esportata e copiata in tutto il mondo, strategiche per la protezione di edifici civili e industriali e per le opere di ingegneria in genere, per evitare le infiltrazioni di acque meteoriche o di falda. Una buona impermeabilizzazione rappresenta mediamente il 3% del costo di un edificio, ma, se non è correttamente progettata e realizzata, è causa del 50% dei contenziosi in edilizia. Opere importanti quali ponti, viadotti, gallerie, bacini di accumulo acqua incorrono poi in guai ben più gravi nel caso di una non corretta o addirittura mancanza di impermeabilizzazione. La pandemia in corso sta facendo lievitare i valori economici delle materie prime; la minore necessità di carburanti per i consumi di mobilità (-20% per quella stradale, – 70% per quella per via aerea) ha provocato una ridotta produzione dei derivati dalla raffinazione del petrolio, tra i quali il bitume e i monomeri di base per la produzione delle plastiche. Queste ultime poi oggi vengono dirottate e assorbite per la quasi totalità dall’industria degli imballaggi e da quella farmaceutica per la fabbricazione di siringhe, mascherine e altri componenti, dei quali non è possibile fare a meno in questa fase di emergenza sanitaria.

Così, oltre agli aumenti di prezzo, si rischia anche l’annullamento delle forniture programmate giustificate da mancanza di prodotto (causa di forza maggiore). Anche i costi dei trasporti dai Paesi asiatici stanno giocando sfavorevolmente: un container proveniente dalla Cina registra oggi aumenti di costo sino al + 180% rispetto all’anno precedente. L’industria delle membrane impermeabilizzanti, che cominciava ad intravedere possibilità di ripresa grazie ai nuovi progetti assistiti dall’ecobonus, sotto la pressione di questi aumenti di prezzo delle materie prime (plastiche fino al +70% e bitume industriale +20%), che devono necessariamente essere trasferiti al mercato, stima che molti progetti saranno annullati e registra una ulteriore contrazione del mercato che valuta intorno al -5/-7%.