Covid, sole e raggi UV per cure dermatologiche non sono fattori rischio

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Image from askanews web site
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Roma, 9 lug. (askanews) - "Alla luce dei dati in nostro possesso, l'esposizione al sole naturale o agli UV artificiali non comporterebbe rischi di maggiore suscettibilità alla malattia COVID-19; è, inoltre, verosimile che nel caso in cui il paziente sia stato recentemente contagiato, la risposta infiammatoria, responsabile degli effetti più lesivi della malattia possa essere molto meno esasperata". Così, Giuseppe Monfrecola, esperto di fotodermatologia dell'Università Federico II, alla luce della review dal titolo "Ultraviolet radiation, vitamin D and COVID-19" pubblicata di recente sull' Italian Journal of Dermatology and Venereology, organo ufficiale della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmissibili). La review è stata coordinata da Monfrecola con il supporto scientifico di Gabriella Fabbrocini, consigliere SIDeMaST, con l'attiva collaborazione dei ricercatori Matteo Megna e Claudio Marasca.

"Fin dall'inizio della pandemia - afferma Ketty Peris, Presidente della SIDeMaST - la nostra Società Scientifica si è attivata per fornire indicazioni e chiarimenti, sia a pazienti dermatologici che a specialisti in Dermatologia, con una serie di documenti apparsi sul nostro sito www.sidemast.org o sull'Italian Journal of Dermatology and Venereology in accordo con associazioni di pazienti e Società scientifiche internazionali. Questa review aggiunge ulteriori informazioni sui trattamenti dermatologici in epoca COVID-19". Partendo da un recente studio italiano secondo il quale i raggi UV inattiverebbero il Sars CoV-2, i ricercatori SIDeMaST sono andati oltre: l'obiettivo è stato infatti quello di stabilire se il corpo umano, esposto alle radiazioni solari durante la stagione estiva o a quelle artificiali per la cura di malattie dermatologiche possa rischiare maggiormente di poter contrarre la malattia o di farla aggravare. "Nella review - precisa Monfrecola - sono state prese in considerazione una serie di malattie infettive virali sistemiche, non solo cutanee, e gli effetti dei raggi UV sul sistema immunitario che ad esse si contrappone. Abbiamo seguito le linee guida di una metodologia di indagine chiamata 'Prisma' e della proposta 'Moose' che danno indicazioni su come 'leggere' i dati grazie a dei parametri stabiliti; nel nostro articolo abbiamo preso in esame 101 studi della letteratura internazionale. Ciò che è veramente poco noto, anche nel mondo medico, è che la luce solare è in grado di influenzare a livello sistemico sia la risposta immunitaria innata, che potremmo definire 'forza di primo intervento', sia quella acquisita, più mirata e specifica. Insomma, esponendoci al sole noi 'moduliamo' il nostro sistema immunitario, non solo cutaneo ma anche a livello generale. E questo avviene sia quando ci esponiamo al sole, sia alla luce delle lampade per fototerapia".

La review, prosegue il professore, sintetizza queste conoscenze sottolineando come sia "verosimile che da una parte la risposta immunitaria innata, sotto lo stimolo degli UV solari o artificiali, contrasti l'infezione grazie non solo all'attivazione di particolari recettori, chiamati TLRs, ma anche producendo vitamina D che, fra i suoi tanti effetti, è alla base della produzione dei cosiddetti peptidi antimicrobici. Dall'altra - conclude - è dimostrato che gli UV modulino l'immunità acquisita modificando la liberazione di quelle che vengono chiamate citochine proinfiammatorie responsabili della tempesta infiammatoria all'origine degli effetti più lesivi della malattia COVID-19".

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