Covid, solitudine anziani con demenza: crescono ansia e irritabilità

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 27 mar. (askanews) - Il lockdown della scorsa primavera è stato durissimo per gli anziani con demenza e ha purtroppo avuto ripercussioni sul loro benessere mentale e anche su quello dei loro caregiver. Lo dimostra uno dei primi studi condotti in Italia per valutare l'impatto del confinamento sociale sulle condizioni dei pazienti anziani con demenza, appena pubblicato su Neurological Sciences. Lo studio è stato condotto dallo "Stroke & Dementia Lab", il nuovo laboratorio di ricerca istituito all'interno del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche "Luigi Sacco" dell'Università di Milano grazie al contributo dell'Associazione per la Ricerca sulle Demenze ARD Onlus (www.ard.it), presieduta dal prof. Carlo Mariani.

I dati, raccolti su circa cento anziani che hanno trascorso i mesi da marzo a maggio 2020 nella loro casa o in quella del caregiver, indicano che sono soprattutto quattro i disagi comparsi o peggiorati durante le settimane di isolamento: agitazione e aggressività, che si sono manifestate per la prima volta o sono diventate più gravi o frequenti nel 21% dei pazienti, ansia (15%), apatia e indifferenza (13%), irritabilità (12%). Si è registrato anche un 10% di anziani per cui è comparsa o si è aggravata la depressione, in oltre il 6% sono emersi disturbi del sonno, allucinazioni, delusione. Anche i caregiver, quasi sempre familiari e nel 68% dei casi donne, hanno risentito negativamente del periodo trascorso in solitudine; inoltre quasi uno su quattro ha dovuto rivolgersi al medico per chiedere consiglio su come gestire i disturbi psico-comportamentali, nel 15% dei pazienti c'è stata necessità di aumentare il dosaggio dei farmaci già in uso o della prescrizione di nuove terapie. I dati raccolti nell'ultimo anno evidenziano inoltre che gli anziani con demenza hanno un maggior rischio di contrarre Covid-19 e di andare incontro a malattia grave o complicanze, anche neurologiche: per ridurre il pericolo di malattia, minimizzare la probabilità di conseguenze negative psico-comportamentali e gestire al meglio le difficoltà in casa, dagli esperti arriva un decalogo di consigli per i caregiver.

"Solo il 7% dei nostri pazienti prima della pandemia non aveva alcun sintomo psico-comportamentale della demenza. Tuttavia il lungo periodo di isolamento, nonostante il 77% ricevesse le visite di altri familiari e il 23% potesse uscire all'aperto, ha comportato per molti un peggioramento dei sintomi o la comparsa di nuovi disturbi - spiega il coordinatore della ricerca, Leonardo Pantoni, direttore dell'Unità Complessa di Neurologia dell'Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore Ordinario di Neurologia dell'Università degli Studi di Milano -. Così alla fine del lockdown il 51% dei pazienti manifestava apatia, il 43% irritabilità, il 38% aggressività, il 32% depressione; uno su quattro aveva visto peggiorare almeno un indicatore, uno su tre più di due. Nella maggioranza dei casi abbiamo visto un aggravamento di problemi preesistenti, più che la comparsa di nuovi. Il confinamento a casa è stato dunque deleterio, sebbene un consistente grado di malessere fosse già presente prima del lockdown e la quarantena stessa abbia avuto un impatto consistente a prescindere dall'attività di caregiving. Si tratta peraltro in nove casi su dieci di partner o figli del paziente non più giovanissimi, con 64 anni in media, e che in due casi su tre vivono soli con il proprio caro da accudire, tutti elementi che certo concorrono a creare difficoltà a cui si sono aggiunti lo stress e il disagio della pandemia".

I dati raccolti nell'ultimo anno evidenziano poi che gli anziani con demenza, oltre ad avere un maggior rischio di contrarre Covid-19, vanno più spesso incontro a malattia grave e soprattutto a complicanze neurologiche come un ridotto livello di coscienza, delirium, ictus.