Covid: studio italiano, 'vaccini proteggono da Omicron, la conferma nei linfociti T'

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Roma, 5 gen. (Adnkronos Salute) – La vaccinazione contro il Covid-19 protegge dalla variante Omicron. L'ultima conferma arriva da un nuovo studio del laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale di neuroriabilitazione Santa Lucia Irccs di Roma, che rileva come alcune cellule del sistema immunitario delle persone vaccinate riconoscono la nuova variante e producono una risposta efficace, riducendo le conseguenze gravi della malattia e le ospedalizzazioni. L'efficacia emerge dalle analisi immunologiche approfondite su campioni di sangue fresco provenienti da 61 donatori, che avevano effettuato diverse tipologie di vaccinazione.

Il protocollo utilizzato per lo studio consiste nell'esposizione dei linfociti T dei donatori alla proteina Spike del ceppo originale di Sars-CoV-2, contro cui sono stati preparati i vaccini attualmente in uso. Il 100% dei donatori ha risposto con l'attivazione dei linfociti T specifici per il coronavirus, a prescindere dalla tipologia di vaccinazione eseguita in precedenza. In parallelo, i linfociti T sono stati esposti ai frammenti mutati della proteina Spike della variante Omicron – spiegano i ricercatori – generando una risposta cellulare in circa il 70% degli individui. Tuttavia, questa risposta era ridotta di circa il 50%, ossia era minore il numero di cellule che riconosceva la proteina Spike mutata. Alla luce di questi dati, l'efficacia residua dei vaccini ad mRna è stata stimata dai ricercatori pari a circa l'83% rispetto a quella contro la variante originale.

"Le prime analisi sulle risposte anticorpali hanno mostrato che gli anticorpi indotti dalle vaccinazioni e dalle infezioni hanno perso gran parte del loro potere neutralizzante, risultando quindi inefficaci nel proteggere da Omicron, e questo ha allertato gli scienziati di tutto il mondo sulla potenziale pericolosità della nuova variante", afferma Giovanna Borsellino, neuroimmunologa e direttrice del Laboratorio di Neuroimmunologia del Santa Lucia Irccs.

"Gli anticorpi, però – aggiunge – sono solo una parte degli strumenti che il sistema immunitario mette in campo per combattere le infezioni. L'immunità cellulare, la cui analisi richiede sistemi molto più complessi e non automatizzati rispetto al dosaggio degli anticorpi, è costituita da un esercito di cellule del sangue addestrate a riconoscere il virus, dotate anche di memoria e di longevità: i linfociti T. Con questo lavoro è stato dimostrato che i linfociti T riconoscono anche la variante Omicron, seppur in misura ridotta rispetto al virus originale di Wuhan contro cui siamo stati vaccinati. Questi linfociti T hanno, chimicamente, una visione più ampia del virus rispetto agli anticorpi, e riescono a sorvolare su piccoli cambiamenti nella sua struttura, rimanendo sempre sul bersaglio", rimarca Borsellino, secondo cui "con questa nuova variante, così pericolosamente diversa agli occhi degli anticorpi, era urgente e fondamentale capire se i linfociti T invece avessero mantenuto lo sguardo puntato sul virus". Con i dati ottenuti nello studio, "abbiamo stimato che si mantiene circa l’83% della risposta e quindi dell'immunità cellulare verso la proteina Spike, nonostante le mutazioni di Omicron".

"Anche se gli anticorpi calano nel tempo e in più non riconoscono bene le nuove varianti, i linfociti T rimangono dunque di guardia, e uccidono le cellule infettate, interrompendo così il ciclo replicativo del virus. Inoltre, i linfociti T possono aiutare le cellule che producono gli anticorpi, favorendo la generazione di nuovi anticorpi neutralizzanti diretti contro le varianti. Ci si contagia, ma si è protetti dalla malattia grave. L'immunità cellulare indotta da questi vaccini sembra essere molto efficace e di buona qualità. È importante vaccinarsi – conclude – perché ci si espone – e si espone chi non può vaccinarsi – a una malattia potenzialmente grave, in gran parte prevenibile con il vaccino". Lo studio è stato realizzato all'interno di un più ampio progetto di ricerca per la valutazione della risposta immunitaria ai virus, incluso Sars-CoV-2, in persone con sclerosi multipla in cura con terapie immunosoppressive e immunomodulanti.

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