Covid, studio rivela ‘hotspot’ per nuovi possibili virus

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Image from askanews web site
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Milano, 31 mag. (askanews) - Espansione delle aree coltivate, insediamenti umani, allevamenti intensivi e frammentazione delle foreste. Sono solo alcuni dei cambiamenti globali nell'uso del suolo che stanno creando degli 'hotspot' favorevoli per la trasmissione dei coronavirus dagli animali selvatici all'uomo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Food firmato da un team di ricercatori composto da Maria Cristina Rulli e Nikolas Galli del Politecnico di Milano, Paolo D'Odorico della University of California at Berkeley (Stati Uniti) e David Hayman della Massey University (Nuova Zelanda).

Sebbene le origini esatte del Covid siano poco chiare, gli scienziati ritengono che la malattia sia emersa quando un virus che infetta i pipistrelli a ferro di cavallo è stato in grado di passare agli umani, direttamente attraverso la caccia alla fauna selvatica o indirettamente infettando prima un animale intermedio.

Dopo un anno di lavoro lo studio evidenzia come un cambiamento di uso del suolo insostenibile dal punto di vista ambientale possa innescare lo spillover di nuovi coronavirus. In particolare il team di ricercatori, che nel 2017 aveva già pubblicato uno studio sul legame tra l'epidemia da virus Ebola e la frammentazione delle foreste, ha utilizzato dati satellitari ad alta risoluzione per analizzare i pattern di uso del suolo nelle regioni popolate dal pipistrello ferro di cavallo.

"I cambiamenti nell'uso del suolo possono avere un impatto importante sulla salute umana, sia perché stiamo modificando l'ambiente, ma anche perché possono aumentare la nostra esposizione alle malattie zoonotiche", ha detto Maria Cristina Rulli, docente di Water and Food security al Politecnico di Milano.

La maggior parte degli attuali hotspot sono situati in Cina, dove una crescente domanda di prodotti alimentari di origine animale ha determinato l'espansione dell'allevamento industriale su larga scala. "Le analisi avevano l'obiettivo di identificare la possibile comparsa di nuovi hotspot in risposta a un aumento di uno dei tre attributi di uso del suolo, evidenziando sia le aree che potrebbero diventare adatte allo spillover, sia il tipo di cambiamento di uso del suolo che potrebbe indurre l'attivazione degli hotspot", ha detto Rulli. "Il nostro studio - ha concluso la docente - è uno dei primi ad associare pattern di uso del suolo insostenibile a possibili spillover di zoonosi, considerando l'uso del suolo insostenibile come mezzo attraverso il quale l'uomo entra in contatto con specie ospiti di virus".

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