Covid, Unhcr: accesso equo a vaccini anche per rifugiati

Red
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Roma, 7 apr. (askanews) - "Un'azione internazionale concertata e solidale per garantire un accesso equo alle vaccinazioni anti COVID-19 anche per i rifugiati, le persone in fuga e per gli apolidi". E' quanto chiede, nella Giornata Mondiale della Salute, l'UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati.

L'UNHCR ritiene "incoraggiante" il fatto che 153 Stati abbiano adottato strategie di vaccinazione che includono i rifugiati tuttavia denuncia che "in molte parti del mondo, l'effettiva immunizzazione rimane una sfida, in gran parte a causa della disponibilità diseguale dei vaccini e della capacità dei sistemi sanitari".

"Gli evidenti squilibri osservati nella condivisione dei vaccini tra gli Stati sono controproducenti e miopi. Un approccio 'prima il mio paese' non può funzionare nel contesto di una pandemia che non conosce confini", ha detto l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. Ad oggi, ricorda l'organismo Onu, circa 20 paesi sono noti per aver iniziato a vaccinare i rifugiati su un piano di parità con i cittadini. Esempi recenti includono la Serbia e il Nepal, che sono arrivati sulla scia di altri Stati, come il Rwanda e la Giordania. "Lodiamo questi paesi per la loro dedizione e leadership esemplare. Con l'inclusione dei rifugiati nella loro distribuzione di vaccini, mitigano i rischi associati all'esclusione e alla discriminazione", ha detto Grandi.

L'UNHCR aderisce ai principi di distribuzione dell'iniziativa Covax, l'iniziativa globale che mira ad assicurare che i vaccini anti Covid-19 raggiungano chi ne ha maggior bisogno. Circa l'85% dei rifugiati del mondo sono ospitati in paesi a basso e medio reddito, che devono affrontare sfide economiche e hanno sistemi sanitari fragili. Queste nazioni, che continuano a ospitare generosamente la maggior parte dei rifugiati, hanno bisogno di un sostegno maggiore per affrontare i bisogni sanitari urgenti sia dei loro cittadini che dei rifugiati, anche con i vaccini anti Covid-19.