Covid, variante Delta schizza al 94,8% in Italia - Iss

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Un ricercatore lavora all'interno di un laboratorio durante lo sviluppo del vaccino italiano ReiThera contro il COVID-19

MILANO (Reuters) - La variante Delta del virus Sars-CoV-2, la cosiddetta "indiana" che preoccupa le autorità mondiali per la sua alta trasmissibilità, è diventata prevalente in Italia salendo al 94,8% dei casi, e sostituisce la Alfa, quella cosiddetta "inglese", che crolla al 3,2%.

Lo rileva la nuova indagine rapida condotta dall'Istituto superiore di sanità nella giornata del 20 luglio, i cui risultati sono stati resi noti oggi.

Nell'ultima indagine di questo genere realizzata dall'istituto lo scorso 22 giugno la Delta era al 22,7%, mentre la Alfa era ancora prevalente col 57,8%.

"La rapida diffusione della variante Delta, ormai predominante, è un dato atteso e coerente con i dati europei, che deve essere monitorato con grande attenzione - ha dichiarato il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro nella nota diffusa dall'istituto - È fondamentale continuare il tracciamento sistematico dei casi per individuare i focolai, e completare il più velocemente possibile il ciclo vaccinale, dal momento che questo garantisce la migliore protezione".

L'Iss precisa che "l'indagine integra le attività di monitoraggio di routine, e non contiene quindi tutti i casi di varianti rilevate ma solo quelle relative alla giornata presa in considerazione".

Hanno partecipato all'indagine le 21 Regioni e province autonome e complessivamente 123 laboratori, e sono stati sequenziati 1.325 campioni.

Dallo studio emerge anche che la variante Gamma, quella che fu individuata la prima volta in Brasile, è scesa all'1,4% dall'11,8% del 22 giugno.

L'istituto segnala infine l'aumento "se pur estremamente contenuto", della variante Beta, la cosiddetta sudafricana, "maggiormente caratterizzata da una parziale immuno-evasione".

"Nell'attuale scenario europeo e nazionale, caratterizzato dalla circolazione di diverse varianti di Sars-CoV-2, è necessario continuare a monitorare con grande attenzione la loro diffusione e, in particolare, di quelle a maggiore trasmissibilità o con mutazioni correlate a potenziale evasione della risposta immunitaria", conclude l'Iss.

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