Covid, von der Leyen: sui vaccini abbiamo agito bene, ma troppo ottimisti

Red
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Image from askanews web site
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Bruxelles, 10 feb. (askanews) - La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rivendicato, durante un dibattito nella plenaria del Parlamento europeo oggi a Bruxelles, l'azione positiva e solidale dell'Ue nella vicenda dei vaccini anti Covid, ma ha ammesso che ci possano essere stati dei ritardi, e soprattutto un eccessivo ottimismo e troppa fiducia nella capacità produttiva dell'industra farmaceutica per assicurare la consegna tempestiva delle dosi.

"In Polonia fino alla fine di febbraio - ha esordito von der Leyen, parlando in tedesco - erano stati vaccinati il 94% del personale sanitario e l'80% degli ospiti delle case di riposo. In Danimarca siamo al 93% per le case di riposo; e in Italia - ha rilevato - è stato vaccinato oltre il 4% dell'intera popolazione".

"Questi tre esempi - ha continuato la presidente della Commissione - dimostrano che la campagna di vaccinazione in Europa ha preso velocità in molti paesi. Nel complesso, da dicembre 26 milioni di dosi sono state consegnate e oltre 17 milioni di persone sono state vaccinate. E lavoreremo duramente per raggiungere il nostro obiettivo di vaccinare entro l'estate il 70% della popolazione adulta in Europa".

"Eppure - ha ammesso von der Leyen - oggi non siamo ancora arrivati là dove avremmo voluto essere nella battaglia contro il virus: siamo arrivati in ritardo con le autorizzazioni, siamo stati troppo ottimisti per quanto riguarda la produzione di massa dei vaccini e forse siamo stati un po' troppo sicuri del fatto che le quantità ordinate sarebbero state consegnate in tempo utile. Dovremmo chiederci perché è successo questo e quali insegnamenti possiamo trarre".

"Ma sono profondamente convinta - ha sottolineato la presidente della Commissione - che abbiamo agito correttamente", e in particolare che "abbiamo fatto bene a ordinare insieme i vaccini e a condividerli in modo solidale; non oso nemmeno immaginare che cosa sarebbe successo se alcuni grandi Stati membri si fossero garantiti le vaccinazioni e tutti gli altri fossero rimasti a mani vuote; che cosa avrebbe comportato questo per il nostro mercato interno e per l'unità dell'Europa. Sarebbe stato insensato sul piano economico e sarebbe stata alla fine della nostra comunità".

Von der Leyen, inoltre, ha rivendicato altre due decisioni positive: da una parte le posizioni dell'Ue a favore della "solidarietà vaccinale" internazionale, con il sostegno promesso ai paesi vicini e a quelli a basso reddito nell'ambito dell'iniziativa "Covax"; e dall'altra la scelta di sottoporre i vaccini alla procedura completa di autorizzazione all'immissione nel mercato, con i controlli, le valutazioni scientifiche e le analisi della sicurezza e dell'efficacia assicurate dall'Ema, l'Agenzia europea per le medicine, e senza la scorciatoia delle procedure d'emergenza.

La presidente della Commissione ha tuttavia riconosciuto che "occorre migliorare la condivisione dei dati dei test clinici con l'Ema", e ha annunciato che verrà lanciata "una nuova rete europea dei test clinici", mentre la commissaria all'ambiente, Stella Kyriakides, "lavorerà a un quadro regolamentare che permetta all'Ema di valutare i vaccini il più rapidamente possibile".

In più, ha continuato von der Leyen, "ci siamo giustamente concentrati sullo sviluppo dei vaccini, ma abbiamo sottovalutato le difficoltà legate alla loro produzione di massa: in qualche modo, la scienza ha sorpassato l'industria".

Per questo, ha ricordato, "abbiamo creato una 'Task Force' per aumentare la produzione industriale dei vaccini, guidata dal commissario al Mercato unico Thierry Breton, che avrà il compito di individuare i problemi e aiutare a risolverli; l'industria - ha concluso von der Leyen - deve adattarsi al ritmo della scienza".