Covid19, Ricciardi: rispettate le regole altrimenti non ne usciamo

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Roma, 18 mar. (askanews) - "Troppe persone in giro. Così non va bene": Walter Ricciardi, consulente per l'emergenza coronavirus del ministero della Salute, chiarisce subito quale sia il vero problema adesso. E la responsabilità è di tutti.

"Le misure adottate - spiega - sono quelle giuste, la giusta combinazione tra distanziamento sociale e necessità di continuare a far funzionare il Paese, però serve il rispetto delle regole". Altrimenti "se i contagi non diminuiranno serviranno misure più stringenti".

Perché "ancora non ci siamo, ancora non tutti hanno capito, sicuramente la stragrande maggioranza di persone lo ha fatto, però c'è una minoranza che non è marginale che ancora non rispetta le regole".

"Ieri - racconta Ricciardi - le compagnie telefoniche, per esempio, ci hanno detto che il 40% dei milanesi si è mosso, ora questo non va bene, questo tipo di mobilità è una mobilità che non consente l'interruzione della trasmissione e consente invece la prosecuzione dell'infezione. E questo deve essere in qualche modo cambiato. Il rispetto delle regole se non viene fatto in maniera spontanea dovrà essere fatto in maniera un po' più forte".

L'Italia non è la Cina e non poteva esserlo.

"Il lockdown nel nostro paese - sottolinea Ricciardi - è stato fatto in funzione della caratteristica italiana. In Cina hanno chiuso una provincia, Hubei, grande come l'Italia e misure straordinarie nella città di Wuhan, grande come la Lombardia, però intorno avevano un Paese di un miliardo e mezzo di persone, che continuava a produrre beni essenziali, continuava a funzionare. E' chiaro che quella chiusura se la sono potuta permettere. Noi abbiamo solo l'Italia. Non ci regalano l'energia elettrica o l'acqua dallo spazio, non abbiamo fabbriche che ci producono alimenti o farmaci. Le misure attuali sono il giusto equilibrio fra la necessità del distanziamento sociale e quella di continuare a far funzionare il sistema Paese. Proprio per questo le persone che non svolgono attività essenziali, produttive o di funzioni pubbliche, devono stare casa, devono lasciare la possibilità, a quelli che svolgono funzioni essenziali di potersi muovere. E questo certamente non è il 40% della popolazione".

Il distanziamento, il lockdown funziona, lo abbiamo visto a Codogno a Vo' Euganeo, a Lodi, "funziona quando c'è un rispetto molto forte, come è stato nella prima zona rossa". Alle curve dei contagi per scendere serve tempo ma anche rispetto delle regole, e al momento i casi non diminuiscono, anche se qualcosa di buono si intravede: "Quello che stiamo vedendo di positivo è la diminuzione dell'aumento, cioè due giorni che l'aumento dei casi è inferiore rispetto ai giorni precedenti. Questo è un segnale positivo ma non basta".

Quindi "per favore rispettate le regole perché altrimenti non riusciamo ad uscire da questa situazione": l'appello di Ricciardi è chiaro.

Serve un passo più deciso perché se qualcuno ancora non l'avesse capito "ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale, legato ad un nuovo virus. Un virus insidioso e che quindi ci impone fino, a quando non troveremo le misure tecniche per neutralizzarlo, di essere molto attenti nei nostri comportamenti. Chiaramente questo cambierà anche il modo di produrre, di distribuire, di viaggiare, di muoversi, di relazionarci tra noi. Ed è un cambiamento che riguarda tutto il mondo. Noi italiani siamo stati l'avanguardia, interessati per primi ,ma questo è un fenomeno che riguarda tutto il pianeta e che tutti quanti i Paesi devono affrontare in maniera quanto il più possibile coordinata".

Ché "questa è la prima grande pandemia dell'epoca contemporanea".