Craxi, D'Alema: "Mai partecipato a linciaggio politico e giudiziario"

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"Io non ho partecipato mai al linciaggio politico e giudiziario di Craxi". Lo dice Massimo D'Alema alla presentazione del libro di Marcello Sorgi 'Presunto colpevole, gli ultimi giorni di Craxi' alla stampa estera. "Nel corso di questi vent'anni sono tornato più volte sul rapporto tra comunisti e socialisti, su Craxi. Da tempo insomma siamo arrivati a un giudizio non demonizzante su Craxi".  

D'Alema ricorda il ruolo che ebbe Craxi per l'ingresso del Pds nell'Internazionale socialista: "Veltroni ed io andammo a Rimini a incontrare Craxi, c'era anche Giuliano Amato. Noi ponemmo problemi importanti e Craxi ebbe un atteggiamento aperto sul cambiamento in corso nel nostro partito e facilitò adesione del nuovo partito all'Internazionale socialista".  

Poi, prosegue "all'indomani delle elezioni del '92, Craxi ci propose un accordo di governo e per noi non era proponibile quella strada, Occhetto spinse per questa direzione e credo avesse ragione: per noi non era possibile votare Forlani al Quirinale e Craxi premier. Era troppo tardi. Ma io ho riflettuto molto volte su questo mancato appuntamento e tanti anni fa al nostro congresso a Firenze, io ero leader e riconobbi il valore politico di Craxi. Ma ecco non è che a ogni anniversario si può fare autocritica". 

Stasera alla presentazione del libro c'è stato un dibattito molto acceso, ancora attuale, tra gli ospiti dell'evento, Massimo D'Alema e Stefania Craxi. Un confronto su un punto preciso: il mancato rientro in Italia da Hammamet del leader socialista per potersi curare, mentre D'Alema era premier a palazzo Chigi. ''C'è stata o no, una grande abdicazione della politica nel confronti di un altro potere? Ti ho sentito spesso rivendicare il primato della politica, dopo 20 anni si può dire che in quel caso non ci fu?'', ha detto Stefania Craxi, rivolgendosi a D'Alema in merito all'intervento che fece con la procura di Milano per il rientro di Craxi, ma che non andò a buon fine, almeno secondo il leader socialista. ''Craxi - ribatte D'Alema - era tecnicamente un latitante. Noi come governo prendemmo una posizione pubblica, dicendo che eravamo favorevoli a che Craxi potesse venire a curarsi in Italia. In quel momento oltre il 90 per cento degli italiani era contrario. Assumemmo una posizione molto impopolare. Parlai con la procura di Milano: Craxi non sarebbe stato arrestato, ovviamente, Borrelli però si impuntò sul fatto che loro lo avrebbero piantonato in ospedale. Ma Craxi disse 'io posso venire solo da uomo libero'. Io non so quale fantasia, Stefania, si sarebbe potuta inventare per impedire che i magistrati decidessero di piantonare Craxi, fare un decreto? Le condizioni erano quelle e Craxi rifiutò". 

''Non fu una trattativa nascosta, il governo - continua D'Alema - prese una posizione pubblica, impopolare, e mandammo una delegazione ai funerali''. Una scelta che non piacque alla famiglia Craxi: ''Dici che era un latitante - osserva la figlia dell'ex leader socialista - e voi volevate fare i funerali di Stato. Questa è una vostra contraddizione''. Risponde D'Alema: ''Io ho ritenuto di proporre i funerali di Stato perché le condanne non cancellano il ruolo di Craxi nella storia della Repubblica. Nessuna abdicazione quindi del primato della politica ma anzi la politica si assunse una grande responsabilità. Quale decreto potevano fare per cancellare una sentenza passata in giudicato''. Ribatte Stefania Craxi: ''potevate fare un'amnistia e non lo avete fatto''.