Craxi, la lettera di Berlusconi: "Paese ingrato"

Craxi, la lettera di Berlusconi: "Paese ingrato"

Silvio Berlusconi, scusandosi per non aver potuto accogliere l’invito a essere ad Hammamet, ha scritto una lettera a Stefania Craxi. Secondo l’ex premier l'Italia è stata "ingrata" con Bettino Craxi, "uno dei pochissimi uomini politici della Prima Repubblica a meritare la definizione di statista", ma il ventennale della scomparsa del leader socialista può essere "finalmente l'occasione per restituirgli il posto che gli spetta nella memoria condivisa degli italiani".

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"A Bettino mi legava un'amicizia sincera, profonda, che non è mai venuta meno, nei momenti felici e in quelli più difficili"; ricorda Berlusconi. "Craxi aveva un sogno, che se si fosse realizzato avrebbe davvero cambiato il corso della storia italiana: cambiare la sinistra, sottraendola all'egemonia comunista e creare cosi' le condizioni per sbloccare la democrazia italiana e realizzare una salutare alternanza in un contesto di sicurezza democratica. Fu il primo, anzi l'unico, a sfidare il duopolio fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, un duopolio spesso consociativo, sempre nemico del cambiamento e alla lunga fatale per la stessa democrazia. La crisi e il crollo della prima repubblica nacquero prima di tutto da questo problema che Craxi ebbe la lungimiranza di prevedere e denunciare".

Secondo Berlusconi, come si legge nella lettera, "la sfida negli anni '80 al conservatorismo del Partito Comunista e del sindacato, in nome del riformismo socialista, della solidarietà atlantica, dell'orgoglio nazionale è una delle pagine migliori della storia politica italiana. Il nome di Bettino Craxi rimarrà nella storia come quello di un anticipatore coraggioso, che seppe prima degli altri cogliere per esempio l'esigenza assoluta di una riforma profonda delle istituzioni, per rafforzare la democrazia, ricuperare efficienza, restituire ai cittadini fiducia nella politica".

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Sul piano internazionale, "fu un anticipatore, seppe cogliere per tempo le contraddizioni dell'Europa, da europeista convinto qual era e i rischi gravissimi ai quali era esposta l'Italia nel Mediterraneo. Le sue scelte sul piano internazionale possono essere più o meno condivisibili, ma furono sempre ispirate da un altissimo senso dell'interesse nazionale, della dignità del nostro Paese che Bettino amava appassionatamente".

"Non smise di amare l'Italia, nonostante le amarezze, neppure negli anni dell'esilio, in quella Hammamet che aveva eletto a sua dimora e dalla quale non smise neppure per un giorno di seguire con passione le vicende italiane. Bettino Craxi ha pagato un caro prezzo per le sue idee, per aver voluto essere un uomo libero e coerente, per aver sfidato il sistema di potere politico, mediatico e giudiziario della sinistra. Come dice la bellissima frase che ha voluto incisa sulla sua tomba, per lui la libertà era la vita e infatti per la libertà non ha esitato a mettere in gioco e a sacrificare la sua vita. Di tutto questo, oltre che della sua amicizia, sono grato a Bettino, che considero uno degli ispiratori e degli anticipatori delle battaglie di libertà che stiamo combattendo a nostra volta da 25 anni. Il suo Paese con lui è stato ingrato. Mi auguro che questo ventennale sia finalmente l'occasione per restituirgli il posto che gli spetta nella memoria condivisa degli italiani".