Crea: settore agroalimentare pilastro economia, anche in pandemia

Red
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Roma, 22 gen. (askanews) - "Non dobbiamo dimenticare che anche in questa fase di pandemia il settore agroalimentare è quello che ha tenuto in piedi il paese garantendo, oltre alle provvigioni certe nelle fasi di lockdown, anche la stabilità sociale del paese. Abbiamo tanto lavoro da fare, siamo il paese con il più alto valore aggiunto nel settore agroalimentare, ma dobbiamo lavorare di più". Così Giuseppe L'Abbate, sottosegretario alle Politiche Agricole, che oggi ha aperto il convegno di presentazione dell'Annuario dell'Agricoltura italiana 2019 realizzato dal CREA con il suo Centro Politiche e Bioeconomia. Un rapporto corredato quest'anno anche dal Rapporto sul commercio estero dei prodotti agroalimentari 2019 con anticipazioni 2020 e dal Rapporto L'emergenza Covid-19 e sul settore ittico italiano.

"Con oltre 522 miliardi di euro, il sistema agroalimentare italiano rappresenta il 15% del Pil nazionale - ha ricordato L'Abbate - siamo i primi in Europa per valore aggiunto agricolo", ma ancora molto resta da fare. E uno strumento importante "sarà l'uso dei fondi del Recovery per mettere in atto le riforme strutturali su logistica, stoccaggi, rendere le filiere verticali e compatte per dare forza e garantire redditività agli imprenditori agricoli. L'agricoltura deve accompagnarsi alla innovazione, ovvero alla ricerca".

Dal rapporto emerge chiaramente che il sistema agro­alimentare, inteso complessivamente come agricoltura, silvicoltura e pesca, si conferma settore chiave della economia italiana, in tutte le sue componenti (agricoltura, agroindustria e commercio all'ingrosso e al dettaglio e ristorazione), raggiungendo un peso del 15% del PIL italiano, come media stabile degli ultimi anni. Messo alla prova dalla pandemia, il sistema ha saputo essere resiliente rispetto alla media generale dell'economia (stime ISTAT).

Nonostante la superficie nazionale sia circa la metà di quella spagnola e francese, l'agricoltura italiana conferma quindi la sua leadership europea: è la prima agricoltura d'Europa per valore aggiunto e la terza per produzione lorda vendibile. Stefano vaccari, direttore generale del Crea, ha sottolineato: "anche nella pandemia il sistema agroalimentare ha mantenuto la sua solidità, siamo l'agricoltura più ricca d'Europa come valore aggiunto, ma i nostri agricoltori non sono i più ricchi d'europa. Un ossimoro che nell'annuario trova le sue spiegazioni".

L'Italia è primo produttore mondiale di vino in volume e primo produttore europeo in valore nella produzione di ortaggi. Nel 2019 il valore della produzione agricola è stato di 57,3 miliardi di euro, in linea con l'anno precedente, di cui oltre il 50% dovuto alle coltivazioni, il 29% circa agli allevamenti e la restante parte alle attività di supporto e secondarie.

Crescita significativa nell'ultimo decennio per l'industria alimentare con +12% di valore aggiunto (circa il doppio rispetto a quello del manifatturiero) e +8% dell'indice della produzione, a fronte di una diminuzione generale. Indiscusso il contributo dell'agricoltura e dell'industria alimentare (incidenza sul settore del 64%) alla bioeconomia, che, con un fatturato in crescita (+1,3%) di oltre 324 miliardi di euro, costituisce ormai uno degli elementi di forza dell'economia italiana.

Le produzioni di qualità certificata (DOP-IGP) che, meglio di altre, hanno fatto fronte alle difficoltà legate alla pandemia, si confermano tra le più dinamiche dell'agroalimentare italiano, con un valore che raggiunge i 17 miliardi di euro (+oltre il 4%), tra componente alimentare e vinicola, circa il 19% del totale dell'agro-alimentare italiano.

Sempre più significativa è la crescita delle attività connesse all'agricoltura, ormai oltre un quinto del valore complessivo della produzione agricola realizzata: l'agriturismo con +3,3% in valore e +4,1% di aziende nel solo 2019, (brusca flessione nel 2020 per le restrizioni conseguenti alla pandemia) e il contoterzismo (+1,7% in valore), particolarmente attivo in termini di maggiore diffusione di innovazioni tecnologiche, di ricorso alle pratiche dell'agricoltura 4.0, di facilitazioni nel rispetto di alcune prescrizioni ambientali, di riduzione del digital divide.

Dal punto di vista strutturale sono oltre 1,5 milioni le aziende agricole, di cui il 27% sono imprese che intrattengono rapporti stabili di mercato, ricoprono il 65% della SAU (superficie media di 21 ha, superiore alla media nazionale) e rappresentano il 75% della produzione standard complessiva. Le imprese non specificamente orientate al mercato, invece, sono circa il 66% del totale (di cui il 36% ha rapporti solo saltuari e il 30% dedito al solo autoconsumo) e occupano complessivamente circa il 29% della SAU totale.

Si conferma rilevante il sostegno pubblico al settore agricolo, circa 11,9 miliardi di euro nel 2019, ma in calo rispetto agli anni precedenti: dal 2015 al 2019, infatti, si è verificata una riduzione oltre 1,3 miliardi di euro (-10%), quasi totalmente derivante da minori agevolazioni nazionali.