Credevo che allattare bambini più grandi fosse disgustoso, ma adesso lo faccio anche io

Lorenzo Santucci
·6 minuto per la lettura

Questo blog è apparso per la prima volta su Huffpost Us ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

Di Robyn Wilder

“Non temete”, mi sorprendevo a dire spesso quando il mio primogenito era ancora in fasce. “Non allatterò per sempre. Non diventerò come quell’inquietante signora di Game of Thrones che allatta ancora il figlio preadolescente e piagnucoloso.

Sin da quando mio figlio aveva solo pochi giorni, famiglia, amici e sconosciuti mostravano la stessa reazione di fronte alla scoperta che allattavo. Prima, si congratulavano con me. E poi, mi chiedevano quando prevedevo di smettere e passare al latte in polvere.

A dirla tutta, non ne avevo idea. Io non sono stata allattata al seno, e non ne sapevo granché (a parte che era la soluzione migliore, oltre che “gratis”, e che non era una seccatura come “sterilizzare biberon alle tre del mattino). Sapevo per certo di non voler diventare una di quelle strane mamme che si ostinano ad allattare i figli al seno anche dopo la primissima infanzia. Ero d’accordo con quanti dicevano che quelle donne con tutta probabilità non hanno il senso del limite, e che avrebbero causato problemi psico-sessuali ai loro figli per anni. No, non volevo diventare come loro.

Eppure, cinque anni dopo, sono proprio una di quelle madri.

(Photo: Getty Images)
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Il mio primogenito – che ora ha quattro anni – dorme nella stanza accanto. Non lo allatto più al seno, ma l’ho fatto fino ai suoi tre anni circa. E mentre scrivo, accanto a me c’è il mio secondo figlio, due anni, che ho appena allattato dopo una lunga giornata al nido. Di fatto, ho prodotto latte per quasi cinque anni, con un’interruzione di soli sei mesi durante la seconda gravidanza.

La neomamma che ero cinque anni fa sarebbe sbalordita, neanche a dirlo. In molti lo sono quando parliamo di allattare bambini non più in fasce. Eccovi smontati tutti i pregiudizi sull’allattamento al seno prolungato; pregiudizi che un tempo avevo anche io.

Pregiudizio 1: Allattare bambini oltre i due anni è contro natura.

In realtà, studi antropologici rivelano che i bambini sono sempre stati allattati ben oltre la prima infanzia, passando naturalmente allo svezzamento tra i due e i sette anni – quando iniziato a mettere i denti, e dunque perdono fisicamente l’abilità di prendere il latte.

L’allattamento prolungato è ancora molto comune in India e in alcune zone dell’Africa Occidentale. Nella società occidentale era ancora diffuso nel 1800, quando il latte in polvere iniziò a fare la sua comparsa.

Pregiudizio 2: Il latte materno non ha alcun valore nutritivo per i bambini oltre i sei mesi; allattarli serve solo a confortarli.

L’allattamento al seno apporta sostante nutritive e supporto immunitario fondamentali per neonati e bambini, e sia l’Organizzazione Mondiale per la Sanità che l’American Pediatrics Association raccomandano di allattarli fino ai due anni e anche oltre, se lo si vuole.

La composizione del latte materno si adatta alle specifiche esigenze del bambino – in caso d’infezione, gli anticorpi necessari per combatterla si formeranno, come per magia, nel latte che produci.

E poi che c’è di male nel voler confortare un bambino? L’allattamento al seno ha il potere di placare i capricci e alleviare i sintomi di una malattia. Cosa dovrei offrire, oltre il conforto, a un bambino ammalato e dolorante. Una bella stretta di mano?

Pregiudizio 3: L’allattamento prolungato è una scelta della madre, e nasconde un lato sessuale.

Be’, non so voi come vi eccitate. Ma andarsene in giro con un bambino attaccato a un capezzolo, che si rigira con accanimento l’altro capezzolo tra le dita, come se cercasse di sintonizzare una vecchia radio difettosa su una stazione specifica, non è proprio la mia idea di sensualità.

L’allattamento prolungato è anche per la madre, certo. Spesso infatti è uno spazio dedicato a tutti quegli aspetti materni legati al linguaggio del corpo, che hanno su di noi un potere calmante da un punto di vista biologico: il calore, il battito cardiaco, gli odori, la simbiosi, il senso di protezione. Momenti che iniziano in gravidanza con la madre che si accarezza il pancino e che, si spera, continueranno anche dopo l’allattamento, in una forma o nell’altra.

Pregiudizio 4: l’allattamento prolungato danneggia il bambino.

Gli studi dimostrano che l’allattamento prolungato si associa a uno sviluppo cognitivo potenziato, nonché a stabilità emotiva e competenze sociali più solide in età adulta. Quindi... rassegnatevi!

Pregiudizio 5: fa schifo!

Tutte le funzioni biologiche sono più o meno disgustose, ecco perché durante il mio primo bacio, all’età di 14 anni, mi sono “presa una pausa”: non riuscivo a superare il senso di ripugnanza del bacio alla francese.

Quando diventi madre, ogni tipo di repulsione perde il suo potere. Per prima cosa, c’è un bel po’ di cacca sul lettino del parto. Poi c’è il fatto che non la farai mai più da sola, per quanto puntigliosa tu sia. Seguono vomito e moccio e, prima che tu possa rendertene conto, infilare la tetta in bocca a tuo figlio perché così la smetterà di urlare oppure non sarà più triste non ti sembra poi una cattiva idea.

(Photo: Getty Images)
(Photo: Getty Images)

Per me il cambiamento è arrivato quando, raggiunta la soglia dei tre mesi, mi sono resa conto che non volevo rinunciare all’allattamento al seno. Io e mio figlio avevamo ormai un sistema rodato, che lo rendeva sempre più sano e vivace.

Perciò mentre parenti acquisiti e amici mi consigliavano distrattamente di aggiungere del riso per bambini per ampliare la sua dieta e iniziare a svezzarlo, o buttavano lì tetri avvertimenti su come l’allattamento prolungato avrebbe in qualche maniera “viziato” mio figlio, io non abboccavo.

Alla fine, mi sono rivolta ad un’esperta di allattamento. Quando mi ha chiesto per quanto tempo intendevo allattare, ho tirato fuori la mia vecchia battuta sul non voler diventare come la “signora inquietante di Game of Thrones”. Lei ha aggrottato la fronte e mi ha chiesto: “E perché?” Dopodiché mi ha riempito di libri sulla scienza dell’allattamento, e da lì ho iniziato a cambiare opinione.

Quindi adesso mi sento di esprimere una certa vicinanza nei confronti di quella signora inquietante (non del tutto, però, era davvero spaventosa). L’allattamento prolungato – se scegliete di farlo – non è disgustoso, o strano, non cela niente di morboso o dannoso; è un processo normale che abbiamo dimenticato.

E non “vizia” il bambino perché – come dimostrato dalla scienza – non si può viziare un neonato o un bambino piccolo, non possiede lo sviluppo cognitivo necessario per esprimere volontà, ma solo bisogni. E allattando tuo figlio al seno, se è qualcosa di cui siete felici entrambi, soddisfi le sue esigenze.

A parte il fastidio ai capezzoli, non so quando smetterò di allattare mio figlio piccolo e inizierò con lo svezzamento – ma sono felice di continuare così finché ne avrà bisogno. O finché non sarà davvero in grado di sintonizzare la radio sulla stazione preferita, dipende da cosa succederà prima.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.