"Credevo fosse un pugno, era una coltellata", parla l'agente Yuri

di Silvia Mancinelli  

"Quel giorno siamo intervenuti per una persona in escandescenza. Una volta sul posto, in via dei Cochi, abbiamo capito che quell'uomo aveva appiccato un incendio in una tabaccheria". E' Yuri Sannino, agente scelto della polizia di Stato ferito il 28 giugno scorso durante il servizio in via dei Cochi, a Tor Bella Monaca, a ripercorrere in Questura i momenti concitati di un intervento che poteva costargli la vita. 

A ferirlo, sotto effetto di stupefacenti, Pietro Maruca, persona nota del quartiere, che poco prima al culmine di una lite con la moglie aveva incendiato la tabaccheria della donna. "Abbiamo parcheggiato la volante sul lato sinistro, per non intralciare i soccorsi. Non ho fatto in tempo nemmeno a mettere il piede in strada che un vigile del fuoco mi fa 'Oh, oh' - continua l'agente - Mi giro a destra e vedo un punto nero che mi viene addosso. Sono rimasto incastrato tra lo sportello della volante, che ha attutito il colpo, e la macchina dell'uomo che ha tentato di investirmi. Quando sono riuscito a scendere, già ci accerchiavano in trenta. E' stato allora che quell'uomo mi ha colpito al petto, credevo fosse un pugno, era una coltellata".  

Maruca, che con la Polizia ha in sospeso il conto della morte del figlio Manuel, avvenuta sulla rampa del raccordo mentre fuggiva dalle volanti, voleva probabilmente ucciderlo. "Mi ha dato la seconda coltellata - conferma Yuri - che sono riuscito a schivare. Ho tirato fuori l'arma per fargli gettare il coltello, le persone erano sul tettino della volante, c'era chi cercava di togliermi la pistola, chi di aggredire i miei colleghi. Il caos più totale". 

Quel giorno, "non c'erano le condizioni ideali per fare fuoco. C'erano i colleghi in traiettoria, e non solo loro - dice ancora l'agente Yuri -. Quando l'uomo che mi aveva colpito è stato finalmente bloccato e ammanettato, abbiamo avuto modo di chiamare i soccorsi e ho comunicato in radio quanto stava accadendo". 

A ogni modo, "tornerò a Tor Bella Monaca'' spiega l'agente Yuri a chi gli chiede se avrebbe la forza di tornare, per lavoro, nel quartiere dove è stato accoltellato. Lui dice di essersi sentito ''impotente e fuori uso'', ma per uno che sognava di fare il poliziotto già a 15 anni il rischio è una prerogativa da mettere in conto. ''Ho guardato quello che c'era intorno e non c'erano le condizioni per sparare - aggiunge - ho messo la sicura alla pistola perché tentavano di togliermela e ho chiuso anche la fondina. Avevamo tutti contro, tra la folla non c'è stato uno che sia intervenuto in mio aiuto''. 

Yuri aggiunge poi che "tra la folla che ci accerchiava c'erano anche volti noti alla giustizia". "Quello che è successo non ha senso - rimarca - la coltellata purtroppo la si deve mettere in conto nel nostro lavoro, ma un minimo di educazione civica vorrebbe che, se c'è una persona ferita, non si ostacolino i soccorsi".  

Quel giorno Yuri non era solo. "Fortunatamente c'era il mio angelo custode che si è preso una grandissima responsabilità, mi ha preso, mi ha caricato in macchina. Le persone avevano accerchiato la volante che mi stava portando in ospedale per non farmi soccorrere. E ancora peggio della coltellata. Andrea se n'è fregato - aggiunge riferendosi al collega Andrea Amadio - e mi ha portato in ospedale. E' lui il vero eroe". 

Ed è proprio Andrea Amadio, poliziotto della volante Prenestino ora promosso in Questura, che col fiato rotto dall'emozione racconta la sua impresa. "In quel momento ero congelato, ho messo le manette all'uomo nonostante tutti cercassero di impedirmelo - racconta Amadio -. Mi sono girato e Yuri era a terra. L'ho messo in macchina, non mi facevano andare via, sono riuscito a fare retromarcia e a muovermi verso il policlinico Casilino. E stato il viaggio più veloce della mia vita, lui dava di stomaco e credevo affogasse col suo stesso vomito. Guidavo, l'ho girato, perdeva sangue, il fazzoletto col quale gli tamponavo la ferita era ormai zuppo. L'unico mio pensiero era salvargli la vita".  

"Quello che fa male è che la gente non voleva portassi in salvo Yuri - continua Amadio - perché è vero che quella è una zona calda, ma a quei livelli non pensavo mai". "Mentre Yuri perdeva sangue e la gente ci accerchiava, l'uomo che lo aveva accoltellato ci urlava 'Tanto sono matto, il giudice non mi farà niente e prima o poi io uno di voi lo ammazzo - sottolinea Amadio -. Ci sputavano, ci accerchiavano, temevo avrebbero accoltellato anche me perché non riuscivo a vedere cosa accadeva intorno a me, tante erano le persone". 

Poi la scena infernale: "La gente mi dava pugni e calci sulla schiena, alle gambe per evitare che portassi Yuri in ospedale. Qualcuno, ben lontano dal punto in cui eravamo, diceva 'sta a morì', delle signore piangevano, ma nessuno è intervenuto in nostro aiuto. Mi sono girato e Yuri aveva perso i sensi - continua - temevamo sarebbe morto, aveva perso troppo sangue. Ero congelato. Ho guidato, tamponato la ferita, comunicato via radio, ma soprattutto l'ho portato in ospedale".