Cresce il fronte contrario all'ipotesi di Mario Draghi al Quirinale

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AGI - Alla fine arriverà un maxiemendamento del governo che recepirà le indicazioni dei partiti, è la convinzione nelle forze politiche. Sta di fatto che la legge di bilancio continua ad essere terreno 'misterioso' di confronto, a due settimane dal varo del Consiglio dei ministri.

Palazzo Chigi ha stoppato le voci di un ritorno in Cdm per un nuovo esame, ma da qui ai prossimi giorni ci sarà comunque un dialogo su come indirizzare il lavoro. "Troppi buchi aperti", la lamentela comune.

Cuneo fiscale, ammortizzatori, reddito di cittadinanza, le concessioni sui balneari, per citarne alcuni.

Ed ecco che tra Montecitorio e palazzo Madama, oltre all'insofferenza per la lentezza dell'esecutivo nell'inviare i testi che ottengono il semaforo verde del governo, c'è sempre più il convincimento che Draghi voglia lasciare in sospeso le questioni più controverse per non scontentare nessuno e puntare al Colle.

Tesi ricorrente ormai da settimane ma che si scontra con la volontà del premier, espressa a diversi interlocutori, di seguire in prima persona i dossier sul tavolo per evitare che si impantanino.

"Se Draghi va al Quirinale ci sarà un vuoto di mesi sul Pnrr, non ce lo possiamo permettere", il 'refrain' nel fronte di chi vorrebbe 'inchiodarlo' alla poltrona di palazzo Chigi.

Al momento sono almeno 150 i voti 'fuori controllo' ma il calcolo – è la riflessione dei leader sia del centrodestra che del centrosinistra – è approssimativo.

Una preoccupazione che, nonostante le pressioni che arrivano e arriveranno dai vertici dei partiti ai gruppi affinché siano compatti nel momento decisivo del voto sull'elezione del presidente della Repubblica, non potrà essere dissipata.     

Perché il timore della stragrande maggioranza dei parlamentari resta quella del voto anticipato. Berlusconi ai suoi continua a dire che mancano all'appello, secondo i conti forniti ai coordinatori azzurri, una quarantina di voti affinché si coroni il suo sogno.

Da qui l'invito a tenere i toni bassi. Ma mentre Meloni spinge sul voto anticipato, Salvini sembra mostrare più cautela e il Cavaliere resta freddo all'ipotesi, nonostante le rassicurazioni che sarebbero arrivate sulle liste. 

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