Cresce il pressing sul super Green Pass, ipotesi terza dose prima di 6 mesi

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Italy's Prime Minister, Mario Draghi (R) and Italy's Health Minister, Roberto Speranza speak after hoding a press conference on March 26, 2021 in Rome amid the Covid-19 coronavirus pandemic. (Photo by Alessandra Tarantino / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)
Italy's Prime Minister, Mario Draghi (R) and Italy's Health Minister, Roberto Speranza speak after hoding a press conference on March 26, 2021 in Rome amid the Covid-19 coronavirus pandemic. (Photo by Alessandra Tarantino / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)

L’annuncio dell’Austria, primo Paese europeo a infrangere un tabù rendendo obbligatoria la vaccinazione, e i numeri dei contagi che salgono ovunque alzano l’asticella dell’attenzione nel Governo. “Sarebbe da irresponsabili non preoccuparsi” mette in chiaro il ministro Speranza. Perché è vero che la curva è al momento “sotto controllo”, l’Italia non è la Francia né la Germania, ma il virus galoppa. Con il tasso di positività salito al 2% e l’allarme di Gianni Rezza che propone l’anticipo della terza dose prima di sei mesi. Nessuna decisione ancora, ma la certezza che contromisure vanno prese a breve: forse già lunedì Draghi, Speranza e Gelmini incontreranno la delegazione dei governatori che premono con urgenza per il green pass a due velocità. E il prossimo cdm si prepara a varare il taglio della validità della carta verde e l’obbligo di terza dose per medici e personale delle residenze per anziani.

Sul tavolo del governo c’è anche l’invito delle Regioni a “rimodulare” il green pass in senso restrittivo per i non vaccinati: o escludendoli dalle attività sociali (ristoranti, bar, teatri, sci, palestre, discoteche) oppure obbligandoli al tampone ogni 24 ore. Una carta verde “iper-rafforzata” che tra i ministri piace a Franceschini, Brunetta, Gelmini. E che convince anche il sottosegretario 5 stelle all’Interno Sibilia, il più audace del suo partito: “I vaccini stanno salvando tante vite, il green pass va rafforzato già a inizio dicembre”.

Draghi non ha finito di rifletterci, vuole prendere decisioni sulla base dei numeri. Il governo si è sempre affidato al viatico del Cts, al parere di scienziati e virologi di fiducia come supporto per le decisioni. Ma niente è escluso. E ambienti governativi scommettono sul cambio di velocità del certificato verde nelle prossime settimane. Per andare incontro alle istanze dei territori (soprattutto di frontiera con Paesi dai numeri ben più alti come l’Austria e l’Est europeo) e delle categorie economiche. E perché, se finora il pressing è stato dei governatori, ad assediare Palazzo Chigi cominciano i partiti. Con Forza Italia che avvia il “ragionamento” sull’obbligo vaccinale proposto dal presidente di Confindustria Bonomi e il Pd che non lo esclude “come extrema ratio”. Letta si rimette alle scelte draghiane, ma posiziona il suo partito un gradino in più sulla linea “prudenza e rigore”. Persino Salvini evita di andare allo scontro con la maggioranza dei governatori (compresi i suoi) limitandosi a far filtrare un invito alla “prudenza” e a “non seminare paure”. Fonti della Lega invitano a lavorare “tutti insieme per evitare nuove chiusure, lockdown, obblighi e problemi agli italiani. Le priorità sono la tutela della salute e del lavoro”.

A Palazzo Chigi intendono procedere con “lucidità” e non sull’onda dell’emotività. Spingendo sul booster, di cui il generale Figliolo ha anticipato la somministrazione agli over 40 da lunedì. Considerato l’arma più potente in questa fase, per evitare buchi nella copertura vaccinale. Il Lazio ha anticipato il richiamo a cinque mesi dalla seconda dose, e ieri il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza ha proposto di valutare l’anticipo su scala nazionale: “I dati parlano chiaro, c’è un progressivo e rapido peggioramento”.

Gli uomini di Speranza compulsano i dati con un certo nervosismo: se l’Austria con 9 milioni di abitanti ha 12-15mila contagi, in scala l’Italia rischia di averne tra poco non 10mila bensì 75mila. Bisogna reagire, ma la risposta sta in un gioco a incastri delicatissimo. Anche Draghi lo sa: il green pass a due velocità - ovvero togliere o limitare fortemente l’opzione dei tamponi – in combinazione con il taglio della validità a 9 mesi (ma c’è chi, come il governatore Toscano Giani, vorrebbe portarlo addirittura a 6) avrà effetti sulla platea degli immunizzati con due dosi prima del 31 marzo, che sono 3,3 milioni. e che a fine anno si ritroverebbero scoperti. Per spingere davvero sul richiamo, allora bisognerà avere dosi e logistica – hub, infermieri, centri - per tutti. E il via libera alla prenotazione degli under 40. Che al momento non c’è.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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