Cresce l'insofferenza leghista verso il metodo Draghi

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Italy's League party leader Matteo Salvini reacts during a news conference with Hungary's Prime Minister Viktor Orban and Poland's Prime Minister Mateusz Morawiecki, after their meeting in Budapest, Hungary, April 1, 2021. REUTERS/Bernadett Szabo (Photo: Bernadett Szabo via Reuters)
Italy's League party leader Matteo Salvini reacts during a news conference with Hungary's Prime Minister Viktor Orban and Poland's Prime Minister Mateusz Morawiecki, after their meeting in Budapest, Hungary, April 1, 2021. REUTERS/Bernadett Szabo (Photo: Bernadett Szabo via Reuters)

Un sì alla conversione del green pass nei luoghi di lavoro obbligato ma pesantemente condizionato: “Un decreto mediocre e una legge ancora peggiore, sorda e cieca davanti all’evidenza – ha detto il senatore leghista Luigi Augussori ieri sera in aula - Se fosse un voto libero la scelta sarebbe scontata, ma confermiamo la fiducia a Draghi”. E una nota di tutti e sei i governatori del Carroccio che spara a palle incatenate contro il reddito di cittadinanza: “Scelta assistenzialista che toglie risorse alle politiche attive e ci espone a truffe milionarie”. La Lega di lotta soffre sempre di più incastrata nelle maglie del governo e nei silenzi di Draghi sulle strategie e sul suo futuro. E Salvini, molto irritato, ‘chiama’ parlamentari e governatori per battere in 24 ore due segnali: siamo compatti e non dateci per scontati. “Ci vuole più dialogo e confronto politico con il Parlamento, non si può mettere la fiducia su tutto” avvisa infatti il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo.

Dove ieri la conversione della carta verde in fabbriche e uffici è passata con il sì leghista – a pena di crisi di governo, data la fiducia – ma con 29 assenti su 64. Praticamente metà gruppo, di cui 13 in missione e 16 ingiustificati, compreso il leader. Nessun equivoco ma il sequel di quanto accaduto alla Camera a settembre sul passaporto per ristoranti al chiuso e cinema. Quando, dopo l’incidente cercato dal Capitano spedendo Borghi in commissione Affari Sociali a votare emendamenti soppressivi, la Lega aveva siglato la tregua: voto favorevole, ma con 86 assenze e un voto contrario su 132 deputati.

Stavolta i salviniani sono ancora più arrabbiati. Per “l’ennesima fiducia” e per alcuni emendamenti “di buon senso” che non sono passati in commissione su sierologici, test salivari e durata del green pass per i guariti dal covid. Lamentano il “metodo Draghi” che si risolve in una loro esclusione dalla stanza dei bottoni. Come è successo per il tavolo tecnico sulla manovra di martedì. Scelta su cui già Giorgetti aveva espresso delle perplessità e a cui Salvini ha reagito con ostentato sarcasmo: “Non faccio io gli inviti a Palazzo Chigi, ma la Lega è il perno di questo governo, mi pare strano che non ci fosse”.

La realtà è che la situazione rischia di avvitarsi in una spirale, e tutti ne sono consapevoli. Draghi, che moltiplica le pietanze sul tavolo (concorrenza, manovra, fisco, pensioni, transizione ecologica, oltre alle misure a anti-pandemia) ma è costretto a rallentare i ritmi. E Salvini che accentua certi atteggiamenti da campagna elettorale, dando un colpo ai No Vax e uno al Nord operoso, gettando nell’agone la flat tax (che Meloni ha tentato di scippargli), mugugnando sui paletti al superbonus e dichiarando almeno una volta al giorno contro Lamorgese. Alla fine dei giochi e nonostante l’insofferenza, però, la Lega è costretta ad indossare l’abito governativo. Come si è visto oggi a Montecitorio, dove un emendamento di Enrico Costa (Azione) e Italia viva al decreto giustizia per limitare l’uso dei trojan (i “captatori informatici” nei cellulati) non passa grazie ai voti contrari di Pd, M5S e Leu e all’astensione di Lega e Forza Italia. Costa si infuria: “Il centrodestra si è diviso perché non se l’è sentita di andare contro il governo. Non ci si lamenti dalle parti di Forza Italia e Lega se sulla giustizia prevalgono le posizioni forcaiole di Bonafede & C”. Conclude: “Si è creata la spaccatura dentro il centrodestra e una finta sintesi all’interno della maggioranza”. Quanto finta, lo si capirà tra meno di tre mesi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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