##De Crescenzo, ultimo abbraccio di Napoli a professor Bellavista

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Napoli, 20 lug. (askanews) - Napoli, con calore e commozione, ha tributato un sentito ultimo saluto a Luciano De Crescenzo, uno dei suoi figli più amati e più conosciuti al mondo. Nel capoluogo campano proclamato lutto cittadino e bandiere a mezz'asta sugli edifici pubblici. In una gremita Basilica di Santa Chiara, tra le chiese più famose e più grandi della città, hanno trovato posto tra i banchi e in piedi nella navata tantissimi napoletani ma anche numerosi artisti che con lo scrittore-filosofo-regista-ingegnere hanno condiviso set cinematografici ma anche lunghi percorsi di vita. Commossi sono arrivati alla spicciolata Renzo Arbore, Marisa Laurito, Marina Confalone, Benedetto Casillo e Geppj Gleijeses, che da De Crescenzo sono stati diretti nel film "Così parlò Bellavista", successo di botteghino e di critica agli inizi degli anni '80, tratto dall'omonimo Best seller che fu venduto in 42 paesi.

Affranta la figlia Paola, con il nipote Michelangelo, che più volte si è rivolta ai presenti sussurrando: "Grazie". Dopo il tributo reso da personaggi noti e gente comune in Campidoglio dove ieri è stata allestita la camera ardente, numerosi, lunghi e fragorosi gli applausi che sono stati tributati al feretro di De Crescenzo, arrivato da Roma poco dopo le 10.30, in una bara di colore chiaro e sulla quale è stata sistemata anche una sciarpa del Napoli Calcio oltre a dei cuscini di fiori. Applausi non solo quando la bara ha fatto il suo ingresso nella Basilica e quando è stata poi caricata a bordo del carro funebre, ma anche quando l'assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, alle esequie in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris impegnato a Palermo per una manifestazione antimafia, ha annunciato che il Comune intitolerà una strada all'intellettuale scomparso: vico Belledonne a Chiaia, nel centro della 'Napoli bene' diventerà vico Luciano De Crescenzo.

"Luciano era uomo di speranza, che non si arrende: questa l'eredità più bella - ha detto nel corso della sua omelia il parroco di Santa Chiara, Giovanni Paolo Bianco - è statot un grande maestro. Era un personaggio pubblico e faceva notizia, ma quella buona. Faceva parte di una tribù dove non si gridava, ma si parlava e discuteva. Questo può insegnare a tanti giovani che si chiudono dietro una tastiera". "Sicuramente il Signore starà sorridendo - ha continuato nell'officiare la cerimonia funebre - perché Luciano avrà detto qualcosa di divertente. Figlio di questa terra, conosciuto in tutto il mondo, ha sempre sottolineato con passione il suo essere napoletano. Credo che questo sia qualcosa che non solo ci riempie di orgoglio ma ci fa capire la bellezza delle radici che non dobbiamo mai abbandonare. Vogliamo ricordarlo, al di là del dolore del distacco, per il suo umorismo che oggi dovrebbe farci sorridere. Dobbiamo imparare da questo, l'eredità più bella delle persone che amiamo è portare avanti il loro pensiero, quello che hanno saputo dare. In questo Luciano è stato un grande maestro. Lui pensava e lasciava pensare. In più occasioni ha parlato del dubbio e della certezza, ha saputo tradurre in linguaggio semplice i grandi pensatori. Sapeva, nella semplicità, tradurre la sua vita vissuta. Napoli ha perso una figura importante e per salutarlo dico che lui era - ha concluso - il mare nei suoi occhi e il Vesuvio nel suo cuore".

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