Criminalità organizzata e gioco d'azzardo in Puglia, 10 arresti

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Roma, 22 gen. (askanews) - Con un'operazione chiamata "Dirty slot" più di 70 finanzieri del Comando Provinciale di Lecce hanno eseguito 10 arresti ed un decreto di sequestro preventivo di beni per oltre 7 milioni di euro, emessi dal gip del Tribunale di Lecce, oltre che numerose perquisizioni in tutta la provincia di Lecce. L'inchiesta - coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e condotta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce - ha smantellato un'organizzazione criminale legata al clan "Coluccia" e ad alcune frange brindisine della Sacra Corona Unita, in grado di imporre con metodo mafioso l'avvio, la gestione ed il controllo del mercato del gaming e del gioco d'azzardo legale ed illegale nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, oltreché nel Lazio, nelle provincie di Frosinone e Latina, gestendo un vorticoso giro d'affari nel settore di slot machine, videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi, fatte confluire sulle piattaforme informatiche di bookmaker stranieri.

In questo ambito le Fiamme Gialle salentine hanno accertato che gli imprenditori M.M. e M.A. erano tra gli elementi apicali di un'importante consorteria criminale, egemone nel comprensorio di Galatina (Lecce) dedita al ricorso a metodi intimidatori per imporre la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie, non solo nel Salento ma anche in altre parti d'Italia. Numerosissimi gestori di bar, ristoranti e sale da gioco ricadenti nel "feudo" dei Coluccia, sono stati costretti, con l'imposizione della forza intimidatoria del vincolo mafioso, ad installare oltre 400 slot machines e videopoker di proprietà delle società degli imprenditori arrestati, patendo - in caso contrario - minacce, attentati e ritorsioni, in alcuni casi, anche fisiche, da parte degli uomini del clan.

L'indagine, svolta anche con intercettazioni, pedinamenti ed analisi di centinaia di conti bancari, anche esteri, ha dimostrato l'egemonia degli indagati nel territorio di Galatina e paesi limitrofi, in diverse aree del Salento oltreché fuori Regione, un business di milioni di euro legato alle scommesse sportive a quota fissa, ma illegali perché collegate a network esteri ed al gioco d'azzardo anche attraverso slot machine "taroccate", cioè appositamente manomesse per interrompere i flussi telematici di comunicazione ai Monopoli di Stato, sottraendo ingenti guadagni all'imposizione dovuta allo Stato sull'ammontare delle giocate realizzate dai singoli dispositivi elettronici.

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