Crisanti: "13% di positivi su tamponi non promette nulla di buono"

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"Abbiamo ignorato il campanello d'allarme dell'aumento dei casi ad agosto; a fine settembre, con la riapertura delle scuole e il riavvio delle attività produttive, siamo arrivati a 3mila casi al giorno, per poi arrivare alla media dell'ultima settimana di circa 20-22mila casi. Ma la cosa più preoccupante è la percentuale di positivi pari al 13% dei tamponi fatti, non promette nulla di buono per la prossima settimana". Lo ha affermato il virologo Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell'università di Padova, ospite al Tg4.

Ma fare i tamponi solo ai sintomatici e contatti stretti è "una proposta irresponsabile - secondo il virologo - vuol dire la rinuncia totale a contrastare l'epidemia, assenza totale di dati, incapacità a individuare i focolai e di fare qualsiasi controllo. Non sapremmo nemmeno più quanti sono i contagiati".

"Il motivo per cui ci sono tutti questi contagi - spiega Crisanti - è perché in Italia non siamo stati capaci in questi mesi di tregua di mettere in piedi un sistema di sorveglianza e di prevenzione sul territorio per bloccare le catene di trasmissione, aumentando la capacità di fare tamponi, collegando questa capacità con sistemi informatici tipo App Immuni e creare la logistica per far accedere le persone ai tamponi. Queste tre cose sono mancate. Se non le facciamo, alla fine del lockdown saremo di nuovo nella situazione di partenza".

Quanto alla possibilità di curare i malati di covid a casa il virologo mette in guardia: "L'abbiamo visto, Covid è una malattia che può essere mortale e faccio fatica a capire come tutte queste persone a casa possano essere monitorate e, in caso di peggioramento, trattate. Un paziente stabile può anche restare a casa, ma se poi peggiora quali sono i parametri per i quali viene riportato in ospedale se non c'è nessuno che controlla?", si chiede Crisanti. "Bisogna valutare vantaggi e rischi. Chiaro che i vantaggi sono probabilmente ridurre l'affollamento degli ospedali. Ma non esistono dei dati che ci permettono di dire che danno facciamo ai pazienti".