Crisanti: "Il sistema si è sbriciolato, serve un reset di tre settimane"

Stefano Baldolini
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Nella foto Il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova, incaricato dalla Procura di Bergamo esce dalla procura di   Bergamo 22 Giugno 2020 Stefano Cavicchi/ANSA (Photo: ANSA)
Nella foto Il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova, incaricato dalla Procura di Bergamo esce dalla procura di Bergamo 22 Giugno 2020 Stefano Cavicchi/ANSA (Photo: ANSA)

E’ “semplice”, il sistema di contenimento dell’epidemia “si sta sbriciolando sotto il peso dei numeri ed è finito fuori controllo”. Così l’esperto Andrea Crisanti, microbiologo, su Il Corriere della sera dove aggiunge che “con 9-10mila casi al giorno, la sorveglianza non puoi più farla perché non hai la capacità di testare tutti i soggetti a rischio”. Poi avverte: “Presto arriveremo a 15mila contagi al giorno”, il coprifuoco “va bene” e dopo aver abbassato la diffusione dei contagi servirebbe un “reset”, sostanzialmente un altro nome del lockdown, per tre settimane.

“Per affrontare un carico del genere - prosegue - servirebbero risorse gigantesche per tamponi, reagenti e struttura. Bisognava contenere il contagio sotto quota duemila. Ci siamo riusciti per un po’, dopodiché la prima linea di difesa è saltata e il sistema è crollato”. Ora “dobbiamo cercare di riportare il contagio a un livello sostenibile. Prima applicherei con gradualità misure di restrizione accettabili dal punto di vista economico. E poi farei un reset della situazione per due-tre settimane, una sorta di pausa di sospensione, non chiamiamolo lockdown che spaventa. E, una volta portata la curva a un punto di sopportazione, ripartirei con la sorveglianza attiva”.

“Io credo che supereremo presto quota 15mila - continua - tra una decina di giorni vedremo quale sarà l’effetto delle misure prese dal governo e si capirà”. Ci troviamo a questo punto perché “diciamo che non abbiamo imparato la lezione della prima ondata, quando eravamo riusciti a riportare i contagi a zero.
Non sono stati fatti i necessari investimenti in sorveglianza e prevenzione. Quando abbiamo riaperto scuole e attività non c’è stato un parallelo aumento della capacità di fare test, l’unica cosa che ci avrebbe difeso. In ogni caso, non è giusto dare la colpa al solo comportamento degli italiani, che sono vittime di quello che sta accadendo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.