Crisanti: "La finale con 60mila persone? Roba da matti. I tifosi urlano, così si favorisce il contagio"

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Andrea Crisanti (Photo: NICOLA FOSSELLAANSA)
Andrea Crisanti (Photo: NICOLA FOSSELLAANSA)

La finale a Wembley con 60mila persone è “una roba da matti”. Parola di Andrea Crisanti. Il microbiologo, intervistato dal Fatto quotidiano, ha evidenziato i rischi del disputare un match con tanti tifosi in un momento in cui la variante Delta mette a rischio tutti i passi avanti fatti nella lotta contro la pandemia.

Guardiamo i fatti reali. La variante Delta ha una trasmissione elevatissima e gli assembramenti aumentano i rischi. Allo stadio la gente è incoraggiata a urlare, a fare il tifo, a supportare. Questo favorisce l’emissione virus e il contagio. È ovvio.

Per Crisanti ora che la campagna vaccinale va avanti e dà i suoi frutti bisogna “limitare i rischi”. E sulla finale degli Europei, che dovrebbe prevedere fino a 60mila spettatori, dice:

Ma siamo matti? Londra sarebbe il posto sbagliato. Come se il virus distinguesse tra una semifinale e un’altra partita. Capisco la voglia di tornare alla normalità ma non deve andare a scapito del buon senso.

E sul futuro della lotta alla pandemia sottolinea che i vecchi sistemi di tracciamento non funzionano. Cosa fare allora? Il microbiologo ha la ricetta pronta:

Un programma nazionale, una banca dati nazionale. E passare dal contact tracing al network testing, cioè testare tutta la rete dei contatti a prescindere da quello che si ricorda la persona infetta. Come hanno fatto a Singapore per il cluster all’aeroporto, che poteva mettere in ginocchio l’intero Stato. Serve un sistema per bloccare la trasmissione, misure stringenti per controllarla, individuare prontamente i casi e se ce n’è uno spegnere subito tutta la catena. Se metti la popolazione in zona bianca e la fai andare anche allo stadio, nessuno starà attento. Dipende da chi governa, non dalla gente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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